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MAURIZIO MASCHIO


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Nel cuore vivace del Quadrilatero romano, a due passi dalla Porta Palatina, sorge un luogo che sembra vivere in una dimensione tutta sua: Casa del Pingone, oggi elegante ristorante fine dining con boutique hotel di charme. La sua rinascita porta la firma della famiglia De Giuli, ben nota a Torino per progetti come i Tre Galli, le Tre Galline e il Carlina Restaurant & Bar. È grazie al loro lavoro di recupero – meticoloso e rispettoso dell’anima originaria del palazzo – che questi ambienti carichi di storia hanno ritrovato nuova vita, trasformandosi in sei suites suggestive, una caffetteria luminosa, un cocktail bar raffinato e un ristorante capace di fondere eleganza e autenticità.

 

Varcarne la soglia significa entrare in un’oasi di quiete che profuma di legni antichi, affreschi rinascimentali e modernariato scelto con cura, dove ogni dettaglio sembra raccontare una storia. Le sei suite, intime e accoglienti, sono pensate per chi cerca un rifugio raffinato senza ostentazioni, mentre la caffetteria e gli ambienti comuni – luminosi, essenziali, tecnologicamente attrezzati – mantengono un’atmosfera conviviale, quasi domestica, che rende questo luogo unico nel panorama torinese. È qui che martedì 16 dicembre prenderà vita la nuova edizione della Cena Spaziale, in uno scenario che, più di molti altri, sa evocare viaggi nel tempo, strati di cultura e suggestioni che sembrano provenire da epoche lontane.

 

La vera magia della Casa del Pingone vive infatti nella sua storia straordinaria, stratificata come le pagine di un manoscritto antico. L’edificio nasce attorno a una torre medievale le cui fondamenta poggiano sul tracciato del Cardo Maximus romano. Le murature più antiche, riportate alla luce dai restauri, rivelano tracce di intonaci del XV e XVI secolo, con decori in cotto, velari dipinti e riquadri paesaggistici che raccontano una Torino agricola, distante dalle atmosfere barocche che l’avrebbero resa celebre. Gli affreschi del salone al piano nobile – restaurati con cura filologica – sono una sorta di mappa culturale della città rinascimentale: trompe l’oeil, motivi a candelabra, paesaggi collinari stilizzati, frammenti simbolici che parlano un linguaggio sospeso tra arte e filosofia.

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LA CUCINA RAFFINATA ED ESSENZIALE DI LORENZO CHERUBINI

La presenza di un mascherone scolpito, probabilmente opera dell’artista Giacomo Fontana, rafforza l’ipotesi di un utilizzo della casa come residenza di rilievo in un momento storico in cui la città era al centro di equilibri delicati tra Francia e Spagna. È affascinante pensare che questi ambienti, oggi così accoglienti, siano stati teatro di strategie politiche e di una produzione artistica sospesa fra devozione e simbolismo.

 

Oggi Casa del Pingone conserva tutto il fascino di quelle stratificazioni: gli scorci medievali, le finestre rinascimentali riemerse sotto l’intonaco, la struttura del salone nobile, la torre che ospita uno dei punti panoramici più suggestivi del centro storico. La suite all’ultimo piano, con la loggia e il terrazzino che guardano verso la collina e Palazzo Reale, è un gioiello raro per chi vuole vivere Torino da una prospettiva privilegiata.

Per le immagini contenute in questo articolo credits ©Barbara Corsico

Secondo la tradizione, e secondo il romanzo storico di Luigi Gramegna del 1906 che per primo ne fissò l’immaginario, qui avrebbe abitato Emanuele Filiberto Pingone, storico, diplomatico e figura di spicco alla corte sabauda. Uomo colto, affascinato dalla classicità e dalla cultura esoterica del tempo, Pingone potrebbe essere stato il committente di una delle fasi di riplasmazione più enigmatiche del palazzo. Le grottesche che decorano la fascia alta del salone – ricche di rimandi mitologici, figure allegoriche, riferimenti alchemici – testimoniano proprio quel clima culturale che, nella Torino del tardo Cinquecento, conviveva sorprendentemente con la severità della Controriforma. Simboli che rimandano al mondo pagano, monogrammi nascosti, figure protette da piccole divinità, angioletti e sarcofagi: un lessico visivo che apre finestre sulle ossessioni filosofiche dell’epoca.

 

Un’altra chiave di lettura colloca invece il ciclo decorativo nel terzo decennio del Seicento, quando Torino era attraversata da tensioni politiche e da una vivace dialettica culturale. I monogrammi individuati – la “F” e la “T” sovrastate dal nodo Savoia, la doppia “C” dedicata forse alla piccola Cristina Carlotta, la “C” o “G” intrecciata a una “M” o “V” attribuibile a Caterina Michela d’Asburgo – suggeriscono un legame con il ramo dei Savoia-Carignano, in particolare con Tommaso Francesco, figura centrale nelle lotte dinastiche del periodo. 

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LA CUCINA RAFFINATA ED ESSENZIALE DI LORENZO CHERUBINI

La presenza di un mascherone scolpito, probabilmente opera dell’artista Giacomo Fontana, rafforza l’ipotesi di un utilizzo della casa come residenza di rilievo in un momento storico in cui la città era al centro di equilibri delicati tra Francia e Spagna. È affascinante pensare che questi ambienti, oggi così accoglienti, siano stati teatro di strategie politiche e di una produzione artistica sospesa fra devozione e simbolismo.

 

Oggi Casa del Pingone conserva tutto il fascino di quelle stratificazioni: gli scorci medievali, le finestre rinascimentali riemerse sotto l’intonaco, la struttura del salone nobile, la torre che ospita uno dei punti panoramici più suggestivi del centro storico. La suite all’ultimo piano, con la loggia e il terrazzino che guardano verso la collina e Palazzo Reale, è un gioiello raro per chi vuole vivere Torino da una prospettiva privilegiata.

Per le immagini contenute in questo articolo credits ©Barbara Corsico

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Secondo la tradizione, e secondo il romanzo storico di Luigi Gramegna del 1906 che per primo ne fissò l’immaginario, qui avrebbe abitato Emanuele Filiberto Pingone, storico, diplomatico e figura di spicco alla corte sabauda. Uomo colto, affascinato dalla classicità e dalla cultura esoterica del tempo, Pingone potrebbe essere stato il committente di una delle fasi di riplasmazione più enigmatiche del palazzo. Le grottesche che decorano la fascia alta del salone – ricche di rimandi mitologici, figure allegoriche, riferimenti alchemici – testimoniano proprio quel clima culturale che, nella Torino del tardo Cinquecento, conviveva sorprendentemente con la severità della Controriforma. Simboli che rimandano al mondo pagano, monogrammi nascosti, figure protette da piccole divinità, angioletti e sarcofagi: un lessico visivo che apre finestre sulle ossessioni filosofiche dell’epoca.

 

Un’altra chiave di lettura colloca invece il ciclo decorativo nel terzo decennio del Seicento, quando Torino era attraversata da tensioni politiche e da una vivace dialettica culturale. I monogrammi individuati – la “F” e la “T” sovrastate dal nodo Savoia, la doppia “C” dedicata forse alla piccola Cristina Carlotta, la “C” o “G” intrecciata a una “M” o “V” attribuibile a Caterina Michela d’Asburgo – suggeriscono un legame con il ramo dei Savoia-Carignano, in particolare con Tommaso Francesco, figura centrale nelle lotte dinastiche del periodo. 

LA CUCINA RAFFINATA ED ESSENZIALE DI LORENZO CHERUBINI

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La presenza di un mascherone scolpito, probabilmente opera dell’artista Giacomo Fontana, rafforza l’ipotesi di un utilizzo della casa come residenza di rilievo in un momento storico in cui la città era al centro di equilibri delicati tra Francia e Spagna. È affascinante pensare che questi ambienti, oggi così accoglienti, siano stati teatro di strategie politiche e di una produzione artistica sospesa fra devozione e simbolismo.

 

Oggi Casa del Pingone conserva tutto il fascino di quelle stratificazioni: gli scorci medievali, le finestre rinascimentali riemerse sotto l’intonaco, la struttura del salone nobile, la torre che ospita uno dei punti panoramici più suggestivi del centro storico. La suite all’ultimo piano, con la loggia e il terrazzino che guardano verso la collina e Palazzo Reale, è un gioiello raro per chi vuole vivere Torino da una prospettiva privilegiata.

Per le immagini contenute in questo articolo credits ©Barbara Corsico

Secondo la tradizione, e secondo il romanzo storico di Luigi Gramegna del 1906 che per primo ne fissò l’immaginario, qui avrebbe abitato Emanuele Filiberto Pingone, storico, diplomatico e figura di spicco alla corte sabauda. Uomo colto, affascinato dalla classicità e dalla cultura esoterica del tempo, Pingone potrebbe essere stato il committente di una delle fasi di riplasmazione più enigmatiche del palazzo. Le grottesche che decorano la fascia alta del salone – ricche di rimandi mitologici, figure allegoriche, riferimenti alchemici – testimoniano proprio quel clima culturale che, nella Torino del tardo Cinquecento, conviveva sorprendentemente con la severità della Controriforma. Simboli che rimandano al mondo pagano, monogrammi nascosti, figure protette da piccole divinità, angioletti e sarcofagi: un lessico visivo che apre finestre sulle ossessioni filosofiche dell’epoca.

 

Un’altra chiave di lettura colloca invece il ciclo decorativo nel terzo decennio del Seicento, quando Torino era attraversata da tensioni politiche e da una vivace dialettica culturale. I monogrammi individuati – la “F” e la “T” sovrastate dal nodo Savoia, la doppia “C” dedicata forse alla piccola Cristina Carlotta, la “C” o “G” intrecciata a una “M” o “V” attribuibile a Caterina Michela d’Asburgo – suggeriscono un legame con il ramo dei Savoia-Carignano, in particolare con Tommaso Francesco, figura centrale nelle lotte dinastiche del periodo. 

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La proposta à la carte prosegue su questa linea, con piatti che uniscono stagionalità, tecnica e un gusto immediato, pensati per creare una tavola conviviale e allo stesso tempo elegante. Il laboratorio interno di panificazione e pasticceria arricchisce l’esperienza con pani fragranti, torte morbide, brioches da colazione che raccontano la cura artigianale del luogo. Mentre il banco cocktail, aperto dalle 8 a mezzanotte, propone miscelati costruiti sulle eccellenze piemontesi, con una predilezione naturale per i Vermouth.

 

Casa del Pingone è così: una sintesi perfetta tra ciò che Torino è sempre stata e ciò che vuole diventare. Un luogo che non ostenta, che accoglie, che custodisce secoli di storie mentre celebra il gusto, la ricerca e la bellezza del presente. La cornice ideale per una Cena Spaziale che vuole parlare di futuro tenendo i piedi ben piantati nella storia – quella vera, quella che sa emozionare come un affresco appena riemerso dalla polvere del tempo. Maggiori informazioni e prenotazioni sul sito della Casa del Pingone, chiamando lo 0115692233 oppure scrivendo a info@casapingone.it

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