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Tra le colline che scendono morbide verso la pianura albese, là dove il Barolo plasma da secoli il paesaggio e l’immaginario collettivo, c’è un luogo che torna a raccontare la sua storia con voce nuova. Nelle antiche cantine del Monastero dell’Annunziata di La Morra ha riaperto il Museo Renato Ratti del Barolo e dei Vini d’Alba, uno spazio che non è solo un tributo a un grande innovatore, ma anche un tassello fondamentale per comprendere l’identità di un territorio unico al mondo.
La riapertura segna un momento importante: il ritorno di un museo che fu il primo delle Langhe dedicato ai vini locali e che oggi, grazie a un nuovo allestimento, si propone come ponte ideale tra memoria, cultura e futuro.


Per comprendere la potenza narrativa di questo museo bisogna partire dal suo protagonista. Renato Ratti, nato nel 1934, è stato un pioniere assoluto nella divulgazione e nella valorizzazione del Barolo. Dopo dieci anni trascorsi in Brasile per conto della Cinzano, contribuendo allo sviluppo della viticoltura in aree fino ad allora considerate improduttive, Ratti sceglie La Morra come epicentro del suo lavoro. Qui mette a punto il metodo moderno di vinificazione del Nebbiolo, crea la celebre mappa dei cru e partecipa alla stesura del disciplinare del Barolo, intuizioni che ancora oggi determinano la lettura del territorio.
Divulgatore instancabile, autore di saggi, presidente del Consorzio del Barolo e direttore del Consorzio dell’Asti, Ratti è stato uno dei primi a portare il vino italiano nel mondo con conferenze antenate delle odierne masterclass. Quando nel 1970 fonda un museo dedicato ai vini d’Alba, ha un’idea semplice ma rivoluzionaria: il vino, prima che prodotto, è cultura.


Oggi quel progetto rinasce grazie alla volontà del figlio, Pietro Ratti, che ha ripensato l’allestimento trasformandolo in un’esperienza moderna e accessibile. Il percorso si sviluppa su due livelli del Monastero dell’Annunziata, intrecciando materiali d’epoca, documenti d’archivio e linguaggi digitali.
Al piano terra prende forma una lunga narrazione che unisce vita e territorio: pannelli bilingue, fotografie d’epoca, cartine tematiche e frammenti del documentario Renato Ratti, l’innovatore del Barolo costruiscono un viaggio che attraversa La Morra, il Piemonte e il mondo, seguendo le intuizioni di Ratti e il loro impatto sulla società e sul mercato del vino.
Il seminterrato accoglie invece la parte più evocativa: la Stanza dei torchi, le botti ricavate dal tronco di albero, le antiche carrà e la brenta dialogano con installazioni multimediali che animano loghi, etichette e cru. Una mappa digitale mostra l’evoluzione del territorio, mentre una nuvola luminosa di marchi e vigneti coinvolge il visitatore in un gioco di memoria e riconoscimento. È un modo nuovo per raccontare il Barolo, le sue radici e le sue molteplici identità.
La sindaca di La Morra, Marialuisa Ascheri, parla di un luogo che “custodisce e rinnova l’eredità di Renato Ratti”, un museo che non si limita a esporre oggetti ma restituisce l’essenza culturale di un territorio. Per Pietro Ratti, la riapertura è prima di tutto un’emozione: un gesto di responsabilità verso la figura del padre e verso tutti coloro che desiderano comprendere da vicino cosa significhi davvero la parola Barolo.
Nel silenzio delle cantine monastiche del ’500, tra affreschi restaurati e pietra viva, la storia diventa esperienza. Il nuovo Museo Renato Ratti è una lente preziosa attraverso cui leggere il rapporto tra uomo, vino e paesaggio, un tassello imprescindibile per chi vuole capire la cultura langarola.
Il museo è aperto gratuitamente ogni sabato e domenica dalle ore 10 alle 17, con ultimo ingresso alle 16. Le visite sono accompagnate e, pur non essendo obbligatoria la prenotazione nel weekend, è sempre consigliata. Durante la settimana il museo è visitabile solo su prenotazione.
Per informazioni e richieste visitare il sito www.ratti.com, scrivere a visit@ratti.com o chiamare il numero 0173 50185. Il percorso museale si trova all’interno del Monastero dell’Annunziata di La Morra, tra le colline simbolo del Barolo.
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