
I MIEI LIBRI


LA CENA SPAZIALE™ TORNA MARTEDÌ 16 DICEMBRE IN UNA DELLE LOCATION PIÙ ANTICHE E AFFASCINANTI DI TORINO: LA CASA DEL PINGONE. UN VIAGGIO TRA ALTA CUCINA E DIVULGAZIONE, CON IL G-ASTRONAUTA E OSPITI D’ECCEZIONE DEL MONDO AEROSPAZIALE, FRA I QUALI WALTER CUGNO E VINCENZO GIORGIO DI THALES ALENIA SPACE E ALTEC.
DALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO GREEN SPACE R-EVOLUTION ALLA DEGUSTAZIONE DEL MENU COSMICO FIRMATO DALLO CHEF LORENZO CHERUBINI, OGNI PIATTO DIVENTA UN RACCONTO DI STAGIONALITÀ, TERRITORIO E INNOVAZIONE. TRA SPACE FOOD, CIMELI VOLATI IN ORBITA E VINI SELEZIONATI, UNA SERATA UNICA DOVE LA SCIENZA INCONTRA IL GUSTO.

G-ASTRONOMICA
COPENAGHEN È UNA METROPOLI CHE VIVE IN DIALOGO COSTANTE CON L'ARIA: LA LUCE RADENTE, L’ACQUA CHE RIFLETTE IL CIELO DEL NORD, GLI SPAZI CHE INVITANO A GUARDARE OLTRE. QUESTA È LA PRIMA PARTE DELLA GUIDA DEL G-ASTRONAUTA ALLA CAPITALE DANESE: QUATTRO GIORNI TRA ARCHITETTURE SOSTENIBILI, QUARTIERI CREATIVI, MUSEI CHE UNISCONO ARTE E SCIENZA E CUCINE CHE FONDONO TRADIZIONE E INNOVAZIONE.
DAL PLANETARIUM "TYCHO BRAHE" CON IL RISTORANTE GOURMET GEMINI AI PAESAGGI INDUSTRIALI DI REFSHALEØEN, DALLE ICONE DEL CENTRO STORICO ALLE VISIONI COSMICHE DELL’ALCHEMIST, LA PRIMA PARTE DEL VIAGGIO RIVELA IL LATO PIÙ AVANGUARDISTICO E CONTEMPORANEO DELLA CITTÀ.
NELLA SECONDA PARTE SI PASSA DAL SILENZIO DEL KONGENS HAVE ALLA STORIA DI ROSENBORG, DAI PROFUMI DI TORVEHALLERNE ALLA GALETTE DI BRETO, FINO ALLA RUNDETÅRN CON LA SUA MOSTRA SUL TEMPO PROFONDO. L'ULTIMA SERA SI ACCENDE POI A NØRREBRO, TRA BLÅGÅRDSGADE E IL BLÅGÅRDS APOTEK.

IL NATALE 2025 SI AVVICINA CON UNA SCIA DI PROFUMI, COLORI E NOVITÀ IRRESISTIBILI DA CONFEZIONARE COME STRENNE. PANETTONI CHE REINTERPRETANO LA TRADIZIONE, CIOCCOLATI CHE DIVENTANO PICCOLI MONDI DA SCOPRIRE, DISTILLATI DA COLLEZIONE, PROPOSTE GOURMET CHE ACCENDONO LA TAVOLA DELLE FESTE E PROGETTI SOLIDALI CHE AGGIUNGONO VALORE A OGNI DONO.
IL G-ASTRONAUTA FIRMA UNA RASSEGNA RICCA, CONTEMPORANEA, CHE RACCOGLIE LE SEGNALAZIONI PIÙ INTERESSANTI FRA QUELLE GIUNTE SULLA GASTRONAVE: UNA SELEZIONE DI GUSTO PENSATA PER CHI VUOLE REGALARSI – E REGALARE – UN DICEMBRE INDIMENTICABILE.

GENNAIO NON È IL MESE DELLE RINUNCE DETTATE DALLE MODE DEL MOMENTO, MA QUELLO DELLE SCELTE CONSAPEVOLI. IL MONDO DEL VINO PROPONE UN CALENDARIO FITTO DI APPUNTAMENTI CHE APRONO IL 2026 NEL SEGNO DELLA QUALITÀ, DELLA CULTURA, DEL BUON BERE E DELL’INCONTRO DIRETTO CON I PRODUTTORI.
TRA MOSTRE-MERCATO, GRANDI EVENTI PROFESSIONALI, E DEGUSTAZIONI TEMATICHE IL CALENDARIO DEI WINE LOVERS È LA GUIDA MENSILE DEL G-ASTRONAUTA PER ORIENTARSI TRA LE DATE AL TOP DA SEGNARE IN AGENDA.

SAN MICHELE APPIANO DOMINA LA STRADA DEL VINO COME UN FARO ALPINO DEDICATO ALLA BELLEZZA E ALLA PRECISIONE. NELLE SUE CANTINE MATURANO VINI PLURIPREMIATI, DALLA LINEA SANCT VALENTIN FINO ALLA CUVÉE APPIUS, INTERPRETAZIONE SUBLIME DEL TERRITORIO.
TRA LA NUOVA CANTINA DEDICATA AD APPIUS – UN TEMPIO DI LUCE, SILENZIO E ARCHITETTURA – E IL PROGETTO ARTISTICO CON ROBERT PAN, LA COOPERATIVA FONDATA NEL 1907 RINNOVA LA SUA PROMESSA: QUALITÀ SENZA COMPROMESSI, VISIONE CONTEMPORANEA E UNA PROFONDA IDENTITÀ. IL G-ASTRONAUTA VI GUIDA ALLA SCOPERTA DELL’ICONICA REALTÀ ALTOATESINA.


food & wine, turismo gastronomico, space e life style
LA CASA DEL PINGONE È UN PICCOLO UNIVERSO SOSPESO NEL CUORE DI TORINO, DOVE UN PALAZZO RINASCIMENTALE RITROVA NUOVA VITA GRAZIE A UN RECUPERO IMPECCABILE E DIVENTA BOUTIQUE HOTEL, CAFFETTERIA, COCKTAIL BAR E RISTORANTE FINE DINING.
TRA AFFRESCHI DEL CINQUECENTO, TRACCE MEDIOEVALI E ATMOSFERE RAREFATTE, LA CUCINA ESSENZIALE E CONTEMPORANEA DELLO CHEF LORENZO CHERUBINI DIALOGA CON SECOLI DI STORIA. UN LUOGO CHE ACCOGLIE, AFFASCINA E SORPRENDE: SCENARIO IDEALE PER LA CENA SPAZIALE DEL 16 DICEMBRE.
RINASCE IN PIAZZA STATUTO UNO DEGLI INDIRIZZI PIÙ ICONICI DI TORINO: LA STORICA DROGHERIA CAVALETTO SI RIPRESENTA AI TORINESI COME “LO SPAZIO ESPRESSO”, UN LUOGO CONTEMPORANEO CHE UNISCE MEMORIA E CREATIVITÀ. AFFACCIATO SOTTO I PORTICI, QUESTO AMBIENTE MODULABILE DIVENTA TEMPORARY STORE, POP-UP, SPAZIO ESPOSITIVO, SALOTTO PER PRESENTAZIONI ED ESPERIENZA DA VIVERE.
LA CORNICE IDEALE PER RACCONTARE PROGETTI, LANCIARE PRODOTTI, OSPITARE DEGUSTAZIONI ED EVENTI AZIENDALI. SCOPRIAMO IN ANTEPRIMA UN NUOVO PUNTO DI RIFERIMENTO PER CHI CERCA VISIBILITÀ, ATMOSFERA E UN CONTESTO RICCO DI STORIA NEL CUORE DI TORINO.
DA 150 ANNI, CAFFÈ PLATTI 1875 È UNO DEI LUOGHI SIMBOLO DI TORINO: UN SALOTTO ELEGANTE DOVE SI INTRECCIANO STORIA, CULTURA E SAPORI RAFFINATI. TRA ARREDI LUIGI XVI, LAMPADARI ORIGINALI E SPECCHI DORATI, SONO PASSATI PAVESE, GIULIO E LUIGI EINAUDI, IL SENATORE AGNELLI E PERFINO IL NUCLEO FONDATORE DELLA JUVENTUS FC.
OGGI PLATTI CONTINUA A ESSERE UN RIFERIMENTO CITTADINO, GRAZIE ALLE COLAZIONI ARTIGIANALI, AI CELEBRI TRAMEZZINI E ALL’INTRAMONTABILE TORTA PLATTINA, SIMBOLO DI UN’ELEGANZA CHE ATTRAVERSA GENERAZIONI.

IN OCCASIONE DELLA WORLD SPACE WEEK 2025, IL G-ASTRONAUTA FIRMA UNA CARTOLINA SPECIALE DA PARIGI, LA CITTÀ EUROPEA CHE PIÙ DI OGNI ALTRA UNISCE ELEGANZA, STORIA E RICERCA SPAZIALE. TRA LE LUCI DELLA SENNA E IL FASCINO DEI BOULEVARD, LA VILLE LUMIÈRE RIVELA UN’ANIMA SCIENTIFICA POCO CONOSCIUTA: DAL MUSÉE DE L’AIR ET DE L’ESPACE DI LE BOURGET, DOVE CONVIVONO CONCORDE E RAZZI ARIANE, AL QUARTIER GENERALE DELL’ESA, CUORE DELLE MISSIONI EUROPEE VERSO LUNA E MARTE, FINO ALL’OBSERVATOIRE DE PARIS-PSL, FONDATO NEL 1667 E ANCORA OGGI PUNTO DI RIFERIMENTO MONDIALE PER L’ASTRONOMIA.
UN ITINERARIO CHE INTRECCIA SCIENZA, CULTURA E PIACERE DI VIVERE, ARRICCHITO DA SOSTE GOURMAND IN BISTROT E RISTORANTI DELLA CAPITALE FRANCESE. PERCHÉ ANCHE A PARIGI, TRA UN PIATTO DI ENTRECÔTE E UNA VISTA SULLA TORRE EIFFEL, SI PUÒ SCOPRIRE QUANTO IL FUTURO DELL’UOMO RESTI SCRITTO NELLE STELLE.
MARCA 2026 torna a Bologna il 14 e 15 gennaio con numeri record: 28 Insegne, MARCA Fresh raddoppiata, focus su MDD, fresco, non food, packaging e innovazione. Tutto sulla fiera chiave della Distribuzione Moderna
Le Cantine Marisa Cuomo raccontano la viticoltura eroica di Furore: vigne a pergola sulla roccia, mare e vento della Costa d’Amalfi. Un viaggio nella Terra Furoris tra storia, territorio e vini straordinari
IL NUOVO MUSEO RATTI RACCONTA L'ANIMA DEL BAROLO
IL PIZZAIOLO DIEGO VITAGLIANO FA IL BIS A ROMA E A NAPOLI
WÉMA, LA PIZZA DIVENTA POST-TRADIZIONALE AL CERTOSA DISTRICT
A La Morra riaprono le antiche cantine del Monastero dell’Annunziata: un percorso moderno e coinvolgente dedicato alla visione di Renato Ratti e alla storia dei vini di Langa
Nel cuore del Certosa District di Milano, il nuovo Wéma firmato da Velvet Studio reinterpreta la pizza napoletana in chiave pop, tra design industriale e spirito urbano
Due nuove aperture in meno di un mese per il talentuoso pizzaiolo campano: dopo Roma Coppedè, dal 18 novembre arriva il nuovo format sulla pizza in teglia a Napoli




A ROMA IL FUTURO DELL'OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
A FIRENZE UN WEEKEND PER ELEGGERE IL BIRRAIO DELL'ANNO
AD ASSISI UN INIZIO 2026 NEL SEGNO DEL VINO NATURALE
Firenze alza il sipario su Birraio dell’Anno, appuntamento simbolo della scena brassicola nazionale, in programma sabato 17 e domenica 18 gennaio nello scenario del Teatro Cartiere Carrara. La diciassettesima edizione del festival firmato Fermento Birra conferma una formula ormai collaudata, capace di unire premio, degustazione e racconto diretto dei produttori in un’unica esperienza immersiva. Elemento chiave è il Beer Pass, che consente l’assaggio illimitato delle birre nella sessione scelta e l’accesso alle degustazioni guidate condotte da esperti insieme ai birrai. Tre le sessioni previste: sabato dalle ore 12 alle 17 e dalle 19 alle 24, domenica dalle 12 alle 18, con una durata più ampia che culmina nella cerimonia di premiazione alle ore 16, trasmessa in diretta Facebook. Al centro del teatro prende forma il grande bancone circolare che ospita i 20 candidati a Birraio dell’Anno, i 3 Birrai Emergenti e i 3 birrifici del corner Fermento Italia. A completare l’esperienza, street food regionali, acqua gratuita e area risciacquo bicchieri, in un contesto curato nei dettagli. Informazioni sul sito www.birraiodellanno.it.
È ad Assisi (Perugia) il primo appuntamento italiano del 2026 dedicato al vino naturale. Lunedì 12 gennaio, dalle ore 10 alle 17, l’Hotel Valle di Assisi a Santa Maria degli Angeli accoglierà vignaioli, appassionati, ristoratori e curiosi per la settima edizione di ViniVeri Assisi, kermesse che propone un modo diverso di intendere il vino: più autentico, rispettoso e profondamente legato alla terra. Circa 60 vignaioli, dal Piemonte alla Slovenia, dall’isola del Giglio a Pantelleria, daranno vita a una giornata di banchi d’assaggio pensata non solo per degustare, ma per ascoltare storie di territori e persone raccontate direttamente dai produttori. Da oltre vent’anni il Consorzio ViniVeri porta avanti una filosofia artigianale che rifiuta scorciatoie e compromessi, mettendo al centro la natura, la biodiversità e il lavoro dell’uomo. Come preludio all’evento principale, domenica 11 gennaio tornano le Cene con i Vignaioli, tredici appuntamenti in ristoranti tra Umbria e Toscana per incontrare i vini del Consorzio a tavola. Biglietti a 28 euro in prevendita on line su www.viniveri.net.
Torna uno degli appuntamenti simbolo dedicati alla promozione dell’olio extravergine di oliva italiano. Lunedì 19 gennaio, a Roma, negli spazi del Salone delle Fontane, produttori, chef, professionisti e appassionati si ritroveranno per raccontare il futuro dell’olio attraverso gusto, salute ed esperienza di consumo. Evoluzione si conferma così uno degli eventi nazionali di riferimento per la valorizzazione dell’olio di qualità, con un programma che intreccia convegni, talk, degustazioni guidate e momenti di confronto tra ristorazione, ricerca scientifica e comunicazione. Tema centrale dell’edizione 2026 è il futuro dell’olio, affrontato come linguaggio capace di parlare ai consumatori e di esprimere territori. Dalle ore 10, con ingresso gratuito, il Salone delle Fontane si trasformerà in una mappa dell’olio extravergine, con 37 aziende da tutta Italia pronte a presentare le nuove produzioni. Fulcro dell’evento sarà la presentazione della Guida degli Oli Evoluzione 2026, distribuita agli operatori Ho.Re.Ca. e arricchita, per la prima volta, dai Luoghi dell’Olio di qualità. Accrediti compilando il form su www.evoluzioneolio.com.

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I GESTI QUOTIDIANI CHE RENDONO LA CUCINA ITALIANA PATRIMONIO UNESCO
Uscito a ottobre per Laterza, Tutti a tavola. Perché la cucina italiana è un patrimonio dell’umanità di Massimo Montanari e Pier Luigi Petrillo si inserisce con tempismo nel dibattito che ha accompagnato la candidatura della cucina italiana all’UNESCO, offrendo al lettore gli strumenti culturali e concettuali per comprenderne il senso profondo. Oggi, alla luce dell’iscrizione ufficiale del dossier “La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale” nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, avvenuta lo scorso 10 dicembre durante la 20ª sessione del Comitato intergovernativo tenutasi a Nuova Delhi, il libro si rivela una guida chiara e rigorosa a ciò che è stato effettivamente riconosciuto.
Montanari e Petrillo chiariscono fin dalle prime pagine un punto centrale: non sono state candidate ricette, prodotti o tecniche, ma il significato culturale e sociale del cucinare nella vita quotidiana degli italiani, non solo nelle sue espressioni più alte ma nelle pratiche comuni. La cucina italiana viene raccontata come una realtà storica di lungo periodo, cresciuta sotto il segno dell’ibridazione, dello scambio e della contaminazione con altre culture. È “italiana” proprio perché plurale, locale e al tempo stesso condivisa.
Il libro procede per domande più che per affermazioni, smontando con metodo molti fraintendimenti diffusi sull’identità gastronomica nazionale. Attraverso esempi, storie e riflessioni, emerge una cucina profondamente incorporata nel sentire comune, praticata nella normalità dei gesti quotidiani, capace di tenere insieme dimensione popolare ed élite, tradizione e trasformazione.
La scrittura è accessibile ma mai semplificata, con un equilibrio riuscito tra taglio storico, antropologico e divulgativo. Tutti a tavola non celebra, non rivendica, non idealizza: spiega. E proprio per questo accompagna con efficacia il riconoscimento UNESCO, aiutando a comprenderne il valore culturale più autentico. Un libro utile per leggere la cucina italiana non come simbolo identitario chiuso, ma come patrimonio vivente, dinamico, condiviso e universale.


QUANDO IL CU FA DISCUTERE
IL RAME NEL VINO SPIEGATO TRA SCIENZA E IRONIA

Nel breve ma intenso Manifesto del Cu, in uscita a dicembre per Ampelos, il rame diventa il protagonista inatteso di un racconto insieme scientifico, provocatorio e ironico. In appena 63 pagine, gli autori — l’enotecario Jean-Charles Halley, l’“indagatore del gusto dei pesticidi” Jérôme Douzelet e lo scienziato Gilles-Éric Séralini — costruiscono un piccolo libro militante che usa la forma del manifesto per fare chiarezza su una sostanza al centro del dibattito europeo: il Cu, simbolo chimico del rame.
A sostenere il ritmo del testo sono le illustrazioni di Chaunu, che aggiungono leggerezza a un tema tutt’altro che leggero. Il rame viene osservato in tutte le sue dimensioni: elemento essenziale alla vita, protagonista storico della viticoltura biologica attraverso la poltiglia bordolese, alternativa ai pesticidi di sintesi e oggetto di controversie sulla salute e sull’ambiente. Il libro affronta questi nodi con un linguaggio diretto, sostenuto da un approccio divulgativo che non rinuncia alla precisione.
C’è anche spazio per il “gusto del Cu”, un tema che Halley e Douzelet trattano con la competenza di chi il vino lo vive nella quotidianità, mentre Séralini interviene con il rigore dello scienziato. Ne nasce un’opera di attualità, che unendo divulgazione e satira invita a fare chiarezza su un tema sempre più al centro del dibattito europeo. Concludendo con un’esortazione semplice e programmatica: «Muoviamo il Cu!».


LA STRADA, LA PASSIONE, I SOGNI, LA CUCINA MAESTRA DI VITA DI ABOU ZAKI
Ecco il romanzo di formazione di uno chef che ha trasformato un’intuizione infantile in un destino. Richard Abou Zaki affida a queste pagine un racconto limpido, sincero, spesso travolgente, che segue il filo di una vocazione nata lontano – in Romania – e cresciuta in Italia, tra sacrifici, passione e una fame di conoscenza che non si è mai spenta.
Il volume, in uscita il 5 dicembre per Maretti Editore, ricostruisce con ritmo serrato il suo viaggio: l’arrivo da bambino in un Paese nuovo, la presenza discreta e fondamentale della madre, l’ingresso all’Alberghiero di Serramazzoni, dove il cibo diventa linguaggio e strada da percorrere senza esitazioni. Poi la gavetta vera, quella che non concede sconti: le cucine leggendarie del Gavroche di Michel Roux Jr., l’approdo all’Osteria Francescana di Massimo Bottura, i turni massacranti che però scolpiscono competenza, carattere e una visione sempre più nitida.
Abou Zaki racconta tutto con un’ironia lieve e una passione contagiosa, rivelando il dietro le quinte di un’ascesa che sembra impossibile e che invece è la somma di sforzi quotidiani. Il culmine è l’apertura di Retroscena a Porto San Giorgio, coronata dalla stella Michelin nel 2021, quando Abou Zaki aveva appena 24 anni. Un successo che non diventa traguardo, ma moltiplicatore di energie: da lì nascono un ristorante, una pizzeria, un ramen bar, e perfino una popolarità televisiva che lo consacra come simbolo nella sua terra natale.
In Cooking my dreams la cucina diventa specchio identitario, disciplina emotiva e atto creativo. Il risultato è un libro vivo, pulsante, capace di parlare non solo agli appassionati di gastronomia ma a chiunque creda che i sogni, quando incontrano la tenacia, possano davvero trasformarsi in futuro.

FISIOLOGIA DEL GUSTO
IL CLASSICO CHE HA INVENTATO LA GASTRONOMIA MODERNA

Ci sono libri che non invecchiano perché contengono già tutto ciò che verrà. La Fisiologia del gusto di Jean-Anthelme Brillat-Savarin, riproposta da Slow Food Editore per celebrare i due secoli dall’uscita, appartiene esattamente a questa categoria: opere che hanno acceso una miccia culturale destinata a bruciare per generazioni. Pubblicato nel 1825, il volume è il primo vero tentativo, compiuto e lucidissimo, di dare all’arte della cucina e al convivio lo stato e la dignità di scienza.
Brillat-Savarin aveva una vita movimentata, tra Belley, Parigi, la Svizzera e gli Stati Uniti, nel pieno della tempesta rivoluzionaria. Magistrato di professione, scrittore per necessità espressiva, è diventato il padre della gastronomia moderna quasi per destino naturale. Il merito sta tanto nella sua struttura quanto nella visione che l’autore coltiva. Non insegna e non giudica, accompagna. E, soprattutto, non perde mai la leggerezza di chi sa che il piacere della tavola è un atto culturale prima ancora che culinario. Il libro è organizzato in una serie di meditazioni che scorrono come un dialogo col lettore: riflessioni sulla fisiologia, racconti, aneddoti e piccole memorie personali si intrecciano in un mosaico che restituisce un altro modo di considerare il cibo. Non più solo nutrimento, ma piacere, conoscenza, identità. Un viaggio nella cultura occidentale quando ancora non esistevano guide, manuali o rubriche gastronomiche, e la parola “gourmet” stava muovendo i primi passi nel lessico europeo.
Questa nuova edizione, impreziosita dalla prefazione di Simonetta Agnello Hornby e dall’introduzione di Carlo Petrini, colloca il testo nel suo giusto orizzonte: quello di un’opera pionieristica, capace di dialogare con il presente pur essendo nata in un’epoca molto più lenta, fatta di carrozze, salotti letterari e tavole illuminate da candele. Leggerla oggi significa ritrovare una voce che parla ancora con sorprendente attualità, perché le domande poste allora – che cosa significa mangiare bene, perché condividere il cibo ci rende umani, quale rapporto esiste tra piacere e conoscenza – continuano a essere le nostre.

VINIBUONI D'ITALIA 2026
IL FUTURO DEL VINO HA RADICI ANTICHE
Uscirà in libreria il 21 novembre la nuova edizione di Vinibuoni d’Italia, la guida del Touring Club curata da Mario Busso e Alessandro Scorsone che da ventitré anni racconta l’Italia del vino attraverso la lente più autentica: quella dei vitigni autoctoni. Con una veste grafica rinnovata e un’impostazione sempre più narrativa, l’edizione 2026 invita a un viaggio tra le colline e i vigneti che disegnano la nostra identità enologica, un patrimonio che unisce tradizione, innovazione e turismo.
Sono 6.610 i vini recensiti e 1.933 le aziende presenti, con un significativo 27% di nuove entrate: segno di un settore vitale, capace di rigenerarsi. La guida non è solo un compendio di etichette, ma una mappa culturale che accompagna gli appassionati nella scoperta dei territori e delle persone che custodiscono saperi secolari. Le 730 Corone di Vinibuoni d’Italia, simbolo di eccellenza assoluta, rappresentano l’apice di un percorso di degustazione che ha preso in esame oltre 35.000 campioni, premiando il lavoro dei produttori che meglio interpretano l’anima dei propri vitigni.
L’attenzione cresce verso la sostenibilità: oltre 1.000 aziende eco-friendly, 736 biologiche, 72 biodinamiche e 180 bike-friendly confermano la direzione green della viticoltura italiana, che sempre più si lega al turismo lento e responsabile. In questa chiave, la guida diventa anche un invito a viaggiare: molte cantine segnalate offrono degustazioni, ospitalità e servizi pensati per i cicloturisti o chi si muove in elettrico, rafforzando il legame tra vino, accoglienza e territorio.
Tra gli inserti speciali, oltre alle sezioni dedicate ai rosati, alle bollicine e all’ospitalità, spicca il nuovo focus sul Vermouth di Torino IGP, primo vino aromatizzato tutelato in Italia, protagonista di una rinascita che unisce storia e innovazione.
Con la sua sezione Perlage Italia dedicata agli spumanti Metodo Classico e i capitoli che attraversano le 23 regioni italiane (più Brda sloveno e Istria croata), Vinibuoni d’Italia 2026 si conferma un punto di riferimento per chi cerca autenticità e carattere. Una guida che non si limita a consigliare cosa bere, ma spiega perché ogni vino racconta un luogo, una cultura, un modo di vivere.



LA STORIA VERA (E INCREDIBILE) DI ANDRÉE IMBERT, QUANDO LA CUCINA NUTRE LA STORIA
Una corona di fiori su una tomba nel Sud della Francia, con la dedica: «To Andrée, with love and gratitude. The Kennedy Family». Da quel mistero prende avvio La cuoca dei Kennedy (Slow Food Editore, collana AsSaggi), il libro in cui Valérie Paturaud ricostruisce l’incredibile vita di Andrée Imbert, la donna che per vent’anni lavorò nella casa dei Kennedy diventando testimone silenziosa della loro quotidianità.
La sua è una vicenda che attraversa il Novecento. Nata in una Francia rurale e povera, “bimba di nessuno”, Andrée passa da una famiglia all’altra fino a trovare nella cucina la sua libertà. Lavora prima a Lione, poi sulla Costa Azzurra, per approdare infine a New York e negli Stati Uniti, dove il suo talento la porta nelle cucine di alcune delle famiglie più influenti del secolo. È lì che entra a servizio dei Kennedy, partecipando da dietro le quinte ai momenti che hanno segnato la Storia: l’occupazione nazista, la Guerra del Vietnam, lo sbarco sulla Luna.
Dalla residenza di Palm Beach alle estati a Hyannis Port, il racconto si snoda tra profumi di torte al cioccolato e il ritmo febbrile della politica americana. Paturaud riesce a mescolare la dimensione privata alla grande cronaca, restituendo il ritratto di una donna schiva ma determinata, per cui la cucina diventa linguaggio, mestiere e riscatto.
La cuoca dei Kennedy è un affresco vivido e preciso dell’America del secolo scorso, visto attraverso una porta di servizio che si rivela privilegiata. E Andrée Imbert, con la sua grazia discreta, finisce per incarnare un’intera generazione di donne che, pur restando ai margini del potere, ne hanno conosciuto ogni giorno il volto più umano.

BASTA UNA GOCCIA
IL CORAGGIO DELLE DONNE CHE CAMBIANO IL MONDO
A volte basta davvero una goccia per innescare un cambiamento. Così si apre Basta una goccia (Slow Food Editore), un volume che racconta dodici storie di donne capaci di trasformare una vita difficile in un laboratorio di futuro. Donne che hanno saputo piegare il dolore in riscatto, il lavoro della terra e della cucina in linguaggi nuovi, restituendo al cibo la sua essenza più vera: strumento di identità e di libertà.
La scrittura intreccia biografia e racconto corale, dando voce a figure straordinarie che hanno seminato dignità e costruito impresa. C’è Maria Grammatico, la bambina cresciuta tra le mura austere del convento di San Carlo a Erice, che ha saputo trasformare le notti fredde passate accanto al forno in un destino dolcissimo: la sua pasticceria è oggi un simbolo della Sicilia e di una femminilità che resiste. C’è Pina Amarelli, che dalla storica fabbrica di liquirizia di famiglia ha saputo trarre un emblema del made in Italy. Accanto a loro, pastore, apicoltrici, cuoche, imprenditrici che hanno fatto dell’amore per il cibo una scelta radicale, a volte solitaria, ma sempre fertile di conseguenze. Sono storie intense, struggenti, illuminate dalla forza silenziosa delle protagoniste. Il cibo, qui, non è solo nutrimento: è un linguaggio politico, un atto poetico, un gesto di cura. Nei dodici ritratti emergono le cicatrici del passato, ma soprattutto la capacità di rovesciarle in energia creativa, di farsi collettività attraverso il lavoro quotidiano.
La collana AsSaggi conferma così la sua vocazione: restituire al lettore libri che siano al tempo stesso testimonianza e invito a guardare oltre. Basta una goccia è una lettura che tocca corde profonde, perché ci ricorda che non servono fiumi per cambiare il mondo: a volte basta una goccia, se sa cadere al momento giusto.
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Maurizio Maschio è giornalista iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, tessera n° 145296

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