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DAL 1° ALL’11 OTTOBRE OLTRE 200 APPUNTAMENTI TRA DEGUSTAZIONI, LABORATORI, SHOW COOKING E CENE D’AUTORE. SEDICI CHEF, PASTICCERI ED ESPERTI DEL GUSTO, LA BORGOGNA A CONFRONTO CON I VINI TRENTINI E UNA CENA A OTTO MANI STELLATE AL CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO
Prendersi il tempo per conoscere un prodotto, ascoltare chi lo realizza, scoprirne l’origine e infine assaggiarlo senza fretta. È attorno a questa idea che Trento costruisce undici giorni dedicati al gusto, trasformando il centro storico in un percorso diffuso tra cucina, vino, agricoltura e cultura.
Dal 1° all’11 ottobre torna Autumnus – I frutti della terra Città di Trento, giunto alla sesta edizione con oltre 200 appuntamenti distribuiti tra piazze, palazzi, musei, cortili e spazi archeologici. Degustazioni, laboratori, incontri, show cooking e cene d’autore metteranno in relazione le produzioni del Trentino con chef, pasticceri e professionisti italiani e internazionali, mentre nei primi quattro giorni la manifestazione si svolgerà in contemporanea con il Festival dello Sport, moltiplicando le occasioni per vivere la città.
Il concetto intorno al quale ruota l’edizione 2026 è però quasi in controtendenza rispetto alla bulimia degli eventi: non cercare di fare tutto, ma scegliere meglio. È da qui che nasce il nuovo Passaporto del Tempo Ritrovato, una sorta di filo conduttore attraverso il quale ogni visitatore potrà costruire il proprio Autumnus. Cinque le “Missioni” previste – Assaporare, Condividere, Scoprire, Ascoltare e Incontrare – e tre esperienze proposte per ciascuna. Si potrà scegliere liberamente un appuntamento per ogni categoria, raccogliere i relativi Sigilli e diventare, completato il percorso, Custode del Tempo Ritrovato, con una pergamena e l’accesso prioritario alle iniziative dell’edizione 2027. Una formula ludica, ma soprattutto un modo per sottolineare la filosofia della manifestazione: privilegiare l’esperienza rispetto alla quantità.

Una delle anime più interessanti di Autumnus resta il confronto tra materia prima e interpretazione gastronomica. Prodotti, filiere e territori trentini saranno affidati a chef provenienti da esperienze molto diverse, chiamati non semplicemente a cucinare, ma a costruire un dialogo fra identità locali e linguaggi contemporanei.
Tra i protagonisti annunciati ci sono Salvator Aprea, del ristorante Da Tonino di Capri, Giacomo Devoto della Locanda De Banchieri di Fosdinovo, Roberto Di Pinto del Sine Restaurant di Milano, Alessandro Gilmozzi di El Molin a Cavalese e Vincenzo Guarino di Palazzo Acampora – La Corte degli Dei ad Agerola. Con loro altri nomi di spicco come Mauro Ladu di Abbamele Osteria a Mamoiada, Michele Talarico di Téa del Kosmo a Livigno, Massimo Tremea dell’Agriturismo Bon Tajer di Lentiai e Luca Zotti di Amapama Lusernarhof, insieme a Sara Bertocchi del Frosch Restaurant, Rosario Eufemia del Ristorante Monte Baranci e Chris Oberhammer del Ristorante Tilia.
Il versante dolce sarà rappresentato da Fabio Tisti, della Tisti Pasticceria & Tea Room di Domodossola, mentre il mondo caseario avrà come interprete Willi Schmid, Master of Cheese. Dalla Francia arriveranno invece Vincent Chirat del Restaurant Ermitage de Corton e Arnauld Viel del Restaurant La Renaissance. È un parterre ampio, che trova uno dei punti di incontro più evidenti nel ristorante temporaneo di Piazza Battisti, in programma dall’8 all’11 ottobre. Qui saranno chef provenienti da Francia e Svizzera a misurarsi con le materie prime del Trentino, interpretandole attraverso esperienze, tecniche e sensibilità differenti.
Il punto interessante è proprio questo: il prodotto locale non viene trattato come qualcosa da conservare sotto una campana di vetro, ma come materia viva, abbastanza identitaria da potersi confrontare con cucine e culture diverse senza perdere riconoscibilità. Lo stesso principio vale sul versante formativo. Gli chef lavoreranno infatti anche accanto agli studenti della Scuola di Arte Bianca di Rovereto, dell’Istituto Cipriani di Levico e del CFP di Tione, coinvolgendoli sia nelle attività pratiche sia nei momenti di formazione.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca poi Stelle al Castello, sabato 10 ottobre al Castello del Buonconsiglio. Solo 100 posti per una cena firmata complessivamente da otto chef stellati e maestri pasticceri, comprendendo anche due giovani promesse della ristorazione. La selezione dei protagonisti è stata affidata ad Alessandro Gilmozzi, presidente degli Ambasciatori del Gusto. Qui la location diventa parte integrante dell’esperienza: uno dei luoghi simbolo di Trento si trasforma per una sera nello scenario di un percorso gastronomico corale, costruito facendo dialogare stili ed esperienze differenti.


Se la cucina guarda fuori dai confini regionali, il vino non è da meno. Uno dei focus internazionali più significativi dell’edizione sarà dedicato alla Borgogna, ospitato a Palazzo Bortolazzi, nuova sede inserita nel circuito della manifestazione.
Il programma prevede i vini bianchi di sei realtà produttive, cinque Pinot Nero della Côte de Nuits e un approfondimento dedicato al Domaine de la Romanée-Conti. Un nome che appartiene all’élite assoluta del vino mondiale, inserito però all’interno di degustazioni concepite come occasioni di confronto tra pubblico e professionisti, piuttosto che come rituali per una ristretta platea di intenditori.
Al confronto internazionale risponde naturalmente il territorio. Dal 9 all’11 ottobre, via Belenzani ospiterà le Stazioni del Vino, dedicate a quattro vitigni simbolo del Trentino: Nosiola, Müller-Thurgau, Marzemino e Teroldego. Sommelier e vignaioli ne racconteranno caratteristiche, storia e legame con le diverse aree della provincia. Tra Torre Civica e Palazzo Pretorio, invece, le visite guidate saranno abbinate alle bollicine Trentodoc, creando un percorso che tiene insieme architettura, storia e cultura enologica.
Ma Autumnus prova soprattutto a raccontare ciò che si trova dietro un prodotto. Dall’8 all’11 ottobre il Sistema Marchio Qualità Trentino porterà al centro provenienza, tracciabilità e identità delle filiere. Piazza Mostra ospiterà il mercato, mentre all’Enoteca Provinciale di Palazzo Roccabruna sono previsti laboratori dedicati a pane, miele, birre artigianali e formaggi di malga.
Palazzo Geremia e Palazzo Thun esploreranno invece il rapporto tra botanica ed enologia attraverso le piante officinali, mentre nello Spazio Archeologico del Sas, fra i resti dell’antica Tridentum romana, il cibo diventerà strumento per rileggere la storia dell’alimentazione. Piazza Duomo sarà soprattutto il luogo delle famiglie, con laboratori e mostre, mentre nuovi spazi di accoglienza troveranno posto anche a Palazzo Trauttmansdorff.

L’altra chiave di Autumnus è utilizzare il centro di Trento come vetrina delle diverse anime della provincia. Quest’anno saranno coinvolte cinque Aziende per il Turismo: Trento, Paganella, Madonna di Campiglio, Val di Fiemme e Alto Garda.
Ognuna porterà prodotti, interpreti e tradizioni della propria area. Solo per Madonna di Campiglio sono annunciati oltre 25 tra espositori e ristoratori, a dimostrazione di come il festival punti a rappresentare non soltanto la città ma l’intero sistema territoriale. Prosegue inoltre il rapporto con l’Alto Adige, presente fin dalla prima edizione, con lo sguardo già rivolto al 2027 e all’ipotesi di costruire un appuntamento complementare sul territorio altoatesino. Una collaborazione che usa gastronomia e agricoltura per mettere in relazione aree vicine ma caratterizzate da identità storiche, linguistiche e culturali differenti.
A questa trama si aggiungono il MUSE, il METS – Museo etnografico trentino San Michele e la Fondazione Edmund Mach per gli approfondimenti legati a ricerca e sostenibilità. Il mondo vitivinicolo sarà rappresentato, tra gli altri, da Istituto Trento Doc, Consorzio Vini del Trentino, FIVI, Vignaioli del Vino Santo, Strada del Vino e dei Sapori del Trentino e dalla rete dei vitigni resistenti PIWI. E poi musei, Biblioteca Comunale, Centro Santa Chiara, Cooperazione Trentina e soprattutto più di 150 volontari, senza i quali una manifestazione distribuita su così tanti luoghi della città difficilmente potrebbe funzionare.
Il risultato è un festival nel quale il cibo è la chiave per entrare dentro Trento. Non più soltanto piazze utilizzate come contenitori di eventi, ma palazzi, musei, torri, cortili e perfino il sottosuolo archeologico trasformati in tappe di un unico percorso. Ed è forse proprio qui che Autumnus trova la sua identità più interessante. In undici giorni si può passare dalla Borgogna al Teroldego, da una cena stellata in un castello a un laboratorio sul miele, da un antico vitigno a una lezione con uno chef internazionale. Ma sempre mantenendo al centro la stessa idea: per conoscere davvero un territorio bisogna concedergli tempo. E quest’anno Trento, quel tempo, invita tutti a ritrovarlo. Tutte le info e il programma sul sito https://autumnus.trento.it/.
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