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DA CORTINA D'AMPEZZO AL CADORE
NEL CUORE DELLE DOLOMITI OLIMPICHE
"Che sarà della neve
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
– e poi e poi… ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve, e fin l’ultima età circondata da pini.
Sic et simpliciter?
E perché si è – il mondo pinoso il mondo nevoso
– perché si è fatto bambucci-ucci, odore di cristianucci,
perché si è fatto noi, roba per noi?
E questo valere in persona ed ex-persona
un solo possibile ed ex-possibile?
Hölderlin: “Siamo un segno senza significato”,
ma dove le due serie entrano in contatto?
Ma è vero? E che sarà di noi?
E tu perché, perché tu? […]
O luna, ormai,
e perfino magnolia e perfino
cometa di neve in afflusso, la neve.
Ma che sarà di noi?
Che sarà della neve, del giardino,
che sarà del libero
arbitrio e del destino e di chi ha perso nella neve
il cammino
(e la neve saliva saliva – e lei moriva)?
E che si dice là nella vita?
E che messaggi ha la fonte di messaggi? […]
Detto alla neve: “Non mi abbandonerai mai, vero?"
“Che sarà della neve, che sarà di noi?”, si chiede Andrea Zanotto nei versi di Sì, ancora la neve, del 1968. La domanda del poeta vibra oggi di una forza nuova, mentre Cortina d’Ampezzo si prepara a tornare al centro del mondo con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. La neve, come il mare, ha una sua epopea letteraria: è paesaggio narrativo in Jack London, teatro dell’anima ne La montagna incantata di Thomas Mann, spazio di desiderio e modernità nelle cronache alpine del Novecento. Nelle Dolomiti diventa scena primaria. E a Cortina questo passaggio è evidente: con l’arrivo dello sci moderno, tra anni Venti e Cinquanta, la neve smette di essere solo isolamento e bufera per trasformarsi in luogo sociale, sportivo, mondano. Giovanni Comisso ed Ernest Hemingway raccontano l’ebbrezza delle discese; Buzzati, Parise, Berto, Milena Milani fanno della Conca d’Ampezzo una location letteraria permanente, con Cristallo, Tofane e Pomagagnon a fare da quinte naturali. Dopo le Olimpiadi del 1956, Cortina esplode definitivamente come capitale italiana dell’inverno. Oggi quella stessa aura dialoga con una nuova fase storica.
Ma Cortina non è un luogo isolato. È il cuore pulsante di un sistema alpino più ampio che abbraccia il Cadore e si spinge fino al Comelico, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, in Veneto. Qui la montagna non è scenario, ma materia viva: verticalità di roccia, boschi antichi, vallate luminose, un paesaggio riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. Le Tofane disegnano l’orizzonte ampezzano; poco più in là svettano il Pelmo, l’Antelao, “Re delle Dolomiti”, e le catene che circondano Misurina e Auronzo di Cadore. Un anfiteatro naturale che racconta una continuità geografica e culturale profonda, dove mondanità alpina e silenzi remoti convivono. È dentro questo equilibrio tra natura, cultura e visione futura che prende forma l’inverno 2025-2026.


I Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio , seguiti dai Giochi Paralimpici Invernali dal 6 al 15 marzo. Cortina d’Ampezzo torna così al centro della scena mondiale settant’anni dopo l’edizione del 1956, confermandosi una delle capitali storiche dello sport alpino.
Il cuore ampezzano ospiterà alcune delle discipline più spettacolari dell’intero programma. Al Tofane Alpine Skiing Centre andranno in scena le prove di sci alpino femminile (discesa libera, super-G, gigante, slalom e team combined). Il Cortina Curling Olympic Stadium sarà la casa del curling (tornei maschili, femminili e mixed doubles, con semifinali e finali per le medaglie). Il nuovo Cortina Sliding Centre accoglierà bob, skeleton e slittino, riportando queste discipline iconiche sulla neve ampezzana. Completa il quadro dell’area cortinese l’Arena di Anterselva, poco distante, dedicata al biathlon con sprint, individuali, staffette, mass start e mixed relay.
I Giochi si distribuiranno su un sistema territoriale ampio e integrato. A Milano (Santa Giulia Ice Hockey Arena, Milano Rho Ice Hockey Arena, Ice Skating Arena e Speed Skating Stadium) si svolgeranno hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura, short track e speed skating, mentre allo stadio di San Siro è prevista la cerimonia inaugurale. Verona ospiterà parte degli incontri di hockey e la cerimonia di chiusura all'Arena. In Valtellina, tra Livigno e Bormio–Stelvio, spazio a freestyle e snowboard (halfpipe, slopestyle, big air, ski cross, moguls, aerials), oltre alle prove maschili di sci alpino. La Val di Fiemme (Predazzo e Tesero) sarà il polo nordico, con salto con gli sci, combinata nordica e sci di fondo. Ne risulta un’Olimpiade diffusa, costruita come un grande anfiteatro che va da Milano alle Dolomiti, dove ogni valle porta in scena la propria specialità. Ma è la località veneta a incarnarne l’anima simbolica: qui si concentrano sci alpino femminile, curling e sport di scivolamento, qui tornano le immagini archetipiche dell’inverno olimpico, tra Tofane, Cristallo e Pomagagnon.
Un calendario che porterà atleti e pubblico da tutto il mondo, trasformando la “Regina delle Dolomiti” nella capitale globale degli sport invernali, con ricadute su tutto il comprensorio ampezzano e sulle località vicine. La Rai come sempre trasmetterà in chiaro le cerimonie di apertura e chiusura oltre che le principali competizioni dove saranno protagonisti gli atleti italiani; info, programma e biglietti sul sito ufficiale https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026.

Cortina non è soltanto piste da sci. È un laboratorio a cielo aperto di esperienze alpine. D’inverno si scia sulle Tofane, sul Faloria e sul Cristallo; si pratica sci alpinismo, ciaspolate, fat bike sulla neve, pattinaggio in centro. Ma Cortina è anche wellness alpino, shopping elegante lungo Corso Italia, musei, passeggiate panoramiche, rifugi in quota e tramonti che incendiano le pareti dolomitiche dando vita a quello spettacolo della natura chiamato “enrosadira”.
Il Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, le terrazze panoramiche del Faloria, i percorsi slow tra boschi e malghe, le spa alpine degli hotel storici costruiscono un calendario diffuso che intreccia sport, benessere e mondanità, mentre durante l’anno eventi culturali come Una Montagna di Libri e format lifestyle come il Cortina Fashion Weekend affiancano ski village sulle Tofane e nuove aperture internazionali, alzando ulteriormente l’asticella dell’ospitalità.
Accanto allo sci, Cortina costruisce il proprio racconto anche a tavola, dalla colazione all’after dinner. Per l’aperitivo e l’après-ski, Bar La Suite in pieno centro è un riferimento consolidato, tra wine bar, terrazza panoramica, dj set e live music (piazza Angelo Dibona 5, Cortina d’Ampezzo – Tel. +39 0436 878114). Poco distante, lungo corso Italia, l’Embassy Bar Cafè accompagna le giornate tra grandi colazioni, dolci fatti in casa e calici al sole, con Sacher, strudel e gelato artigianale come firma della casa (corso Italia 44, tel. +39 0436 060333 – embassycortina@gmail.com ). Per chi cerca un doposcì più vivace, il Janbo Snack Disco Bar resta uno storico presidio di cocktail, musica live e serate a tema (Tel. +39 0436 878114 – fraadami12@hotmail.it | teotomone@libero.it ).
A pranzo o a cena, l’offerta spazia dall’eleganza del Ristorante Savoy del Grand Hotel Savoia, dove cucina, servizio e carta dei vini giocano in prima classe (via Roma 62, tel. +39 0436 3201 – info.grandhotelsavoiacortina@radissoncollection.com ), al bistrot Il Cirmolo del Park Hotel Victoria, che propone una cucina alpina locale e internazionale in un ambiente dominato dal profumo del legno di cirmolo (corso Italia 1, tel. +39 0436 3246 – info@hotelvictoriacortina.eu ).

Nel cuore del centro storico, Dolom’Eats all’Aquila rende omaggio alla tradizione ladina con una cucina semplice e stagionale affiancata da grandi classici italiani (piazzetta Pittori F.lli Ghedina 1, tel. +39 331 9601116 | +39 338 8694531 – dolomeatsaquila@gmail.com ), mentre lo storico Ra Stua, in fondo alla zona pedonale, è il regno delle carni alla brace cotte sul camino a vista e di una solida cucina veneta (via Grohmann 2, tel. +39 0436 868341 – info@ristoranterastuacortina.it ). Chi preferisce un’atmosfera più raccolta trova nel Posticino dell’Hotel de la Poste una sala intima e una splendida terrazza per gustare la cucina dello chef Michele Nobile, fra tradizione, carne, pesce, pizza gourmet e pasticceria raffinata (piazza Roma, tel. +39 0436 4271 – info@delaposte.it ). Poco fuori dal centro, a Pocol, il Ristorante Villa Argentina abbina cucina mediterranea e ricette di montagna in una struttura capace di ospitare anche grandi eventi (località Pocol 44, tel. +39 0436 5641 – info@hotelargentinacortina.it ), mentre la Baita Il Cervo, raggiungibile anche con gli sci dal comprensorio delle Tofane, è una tappa imprescindibile per chi ama funghi e piatti tipici ampezzani (Pocol 46, tel. +39 0436 878033 – comissimone@gmail.com ).
Sulle piste delle Tofane presidiano la tradizione lo Chalet Tofane, con cucina ampezzana e pizze home made affacciate sulla pista di Socrepes (via Lacedel 1, tel. +39 0436 863026 – info@chalet-tofane.it ), e la Baita Resch, immersa nella natura di Son dei Prade, celebre anche per i dolci firmati dal proprietario-pasticcere (Son dei Prade, tel. +39 0436 3245 – info@baitaresch.it ). In quota l’esperienza si fa paesaggio al Rifugio Croda da Lago, affacciato sul Lago di Fedèra, tra canederli, goulash, torte fatte in casa e una suggestiva sauna Aufguss immersa nella natura (Tel. +39 0436 862085 – info@crodadalago.it ).
In quota, un must è il Masi Wine Bar a Col Druscié, raggiungibile con la funivia Freccia nel Cielo: qui la selezione di etichette diventa protagonista assoluta, con Amarone e Campofiorin che dialogano con piatti veneti in cui il vino entra anche in cucina, il tutto su una grande terrazza affacciata sulle piste Olympia delle Tofane e Vertigine Bianca (prima fermata funivia Freccia nel Cielo, Col Druscié 1778 m, tel. +39 0436 862372 – gastronomia@freccianelcielo.com). Vicino si trova l’Osservatorio Astronomico “Helmut Ullrich”, a pochi minuti dagli impianti. Anche se le visite sono sospese nei giorni delle gare olimpiche, come comunicato sul sito, resta un simbolo potente del dialogo tra cielo e montagna che il G-Astronauta non poteva non segnalare.

Se Cortina d’Ampezzo è la star patinata dei “monti pallidi”, il vicino Cadore ne rappresenta la radice profonda. Un territorio che si estende in gran parte nella provincia di Belluno, in Veneto, e che concentra alcuni dei sistemi montuosi più spettacolari dell’arco alpino, tra Pelmo–Mondeval–Croda da Lago da un lato e Antelao–Marmarole dall’altro. Qui il paesaggio non fa da fondale: dialoga con chi lo attraversa.
Cortina resta la porta d’ingresso più iconica, adagiata in una conca luminosa a 1.224 metri, dominata dalle Tofane – Rozes, Mezzo e Dentro – dal massiccio del Cristallo, che apre lo sguardo verso Misurina, e dalle sagome eleganti di Sorapiss e Croda da Lago, celebri per i loro laghi alpini dai colori pastello. Ma basta allontanarsi di pochi chilometri per scoprire altre perle al cospetto delle Tre Cime. Frazione di Auronzo di Cadore, Misurina si trova a 1.754 metri di quota ed è conosciuta per il suo microclima balsamico e per lo splendido lago naturale – il più esteso del Cadore – che riflette alcune delle pareti più monumentali delle Dolomiti. È da qui che partono gli itinerari verso le Tre Cime di Lavaredo o verso il più appartato Lago di Antorno, mentre tutto attorno si stringono i Cadini di Misurina, il Monte Piana, teatro della Grande Guerra, e il massiccio del Piz Popena.
Scendendo lungo la Valle dell’Ansiei si arriva ad Auronzo di Cadore, il cui cuore è il Lago di Santa Caterina, bacino artificiale che d’estate si tinge di verde smeraldo e che regala una passeggiata panoramica tra le più belle, con vista diretta sulle Tre Cime. Intorno svettano la Croda dei Toni, le selvagge Marmarole, amate da Carducci per il loro carattere aspro, e il Monte Agudo, con piste da sci e il Fun Bob più lungo del mondo. Qui il bosco non è soltanto paesaggio: è interlocutore. Lo aveva intuito Dino Buzzati ne Il segreto del bosco vecchio, ambientando tra queste foreste un dialogo silenzioso tra uomo e natura che ancora oggi sembra vibrare tra cervi, caprioli e larici.
Non si può capire questa regione delle Dolomiti senza fermarsi a Pieve di Cadore, patria di Tiziano Vecellio. La casa natale del celebre pittore racconta l’origine montana di uno dei grandi maestri del Rinascimento, mentre nella piazza principale si affaccia il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, oggi sede del MARC – Museo Archeologico Cadorino. A pochi passi si trova il Museo dell’Occhiale, testimonianza di uno dei distretti manifatturieri più importanti d’Europa, che ripercorre la storia dell’occhialeria bellunese dalla fine dell’Ottocento a oggi. Tra Calalzo e Cortina si trovano anche le sorgenti di Lagole, luogo sacro già per Veneti antichi e Romani, mentre sul Monte Rite un ex forte della Grande Guerra ospita il Messner Mountain Museum Dolomites, affacciato su un panorama che abbraccia tutta la conca ampezzana. Qui le Dolomiti smettono di essere un paesaggio da cartolina e tornano a essere memoria viva.
Proseguendo verso il confine austriaco, il Cadore si apre naturalmente alla Val Comelico, soprannominata non a caso “la valle della luna”. È qui che le Dolomiti cambiano voce: diventano più intime, più silenziose, quasi lunari. La leggenda racconta che la bellezza “celeste” dei boschi e delle vette sia frutto di una magia: le creature delle foreste avrebbero tessuto in una sola notte un manto di polvere lunare, posandolo su rocce e alberi. Da allora, a ogni primavera e a ogni estate, quella luce opalescente torna a manifestarsi nei panorami al tramonto, nelle radure e nelle ombre profonde dei larici. C’è chi giura di aver visto ancora danzare le Anguane nelle notti di luna piena.
Il Comelico è un mosaico di piccoli centri, Danta, Comelico Superiore, San Nicolò, San Pietro e Santo Stefano, uniti da un profilo antico dei monti “color di luna” e da una cultura dell’ospitalità vissuta come dono reciproco. Qui la vacanza diventa esperienza fisica e sensoriale: passeggiate per tutte le età, trekking e nordic walking, mountain bike, escursioni a cavallo, arrampicata e vie ferrate che salgono verso Cima Bagni, Cima Undici, Croda Rossa, attraversano il Vallon Popera e raggiungono le creste del Peralba.
Nei boschi che circondano Auronzo e si spingono verso Val da Rin e Val Marzon, il dialogo tra uomo e natura si fa più profondo. Basta fermarsi su un sentiero che si perde tra abeti e larici, appoggiare una mano sulla corteccia di un abete, ascoltare il bramito dei cervi o il suono dell’acqua: caprioli, volpi e tassi non parlano, ma insegnano una grammatica fatta di silenzi, segnali minimi e lentezza. Ed è forse questo il segreto più autentico di questo viaggio oltre Cortina: mentre l’Ampezzo racconta il presente e il futuro dell’inverno alpino, il Cadore e il Comelico custodiscono la profondità del tempo, dove le Dolomiti spengono i riflettori e tornano a essere casa.
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