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MAURIZIO MASCHIO


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SULLE ALI DEL PO - PRIMA TAPPA 


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NEL CUORE VERDE DI TORINO

DOVE L'ITALIA IMPARÒ A VOLARE SULL'ACQUA

 

PRIMA TAPPA DEL RACCONTO SULLA ROTTA DELLA PRIMA LINEA AEREA CIVILE ITALIANA, LA TORINO–TRIESTE INAUGURATA CENT'ANNI FA. TRA CIRCOLI REMIERI, LOCALI, RISTORANTI E VITA CULTURALE, IL PRIMO CAPITOLO ESPLORA IL TRATTO TRA PONTE UMBERTO I E PONTE ISABELLA, OGGI CUORE VIVO DEL CAPOLUOGO SUBALPINO

 

Questo racconto si muove in quattro capitoli lungo l’asse fluviale della prima linea aerea civile italiana, la Torino–Trieste affidata agli idrovolanti della SISA, di cui quest’anno ricorre il centesimo anniversario. La storia non poteva che decollare dal capoluogo sabaudo, non solo per una questione di appartenenza – pur legittima – ma perché è proprio da qui, dal Parco del Valentino, che nel 1926 prese forma l’idea dei fratelli triestini Cosulich di collegare il Nord Italia seguendo una rotta nuova, liquida e aerea insieme, capace di unire città, culture e persone sino ai primi Anni Trenta.

 

Tra il Ponte Umberto I e il Ponte Isabella, questo polmone verde al cospetto della collina offre uno dei tratti più affascinanti e frequentati della città: lungo i suoi viali s’intrecciano memoria, sport, cultura e convivialità. Qui, lungo il fiume Po, si concentrano circoli remieri storici, imbarchi, chioschi, ristoranti, locali e spazi culturali che hanno saputo reinventarsi nel tempo, mantenendo un legame profondo con l’acqua. Non è un caso se proprio in questo tratto per anni ha vissuto un ristorante dal nome evocativo: l’Idrovolante, oggi chiuso ma ancora vivo nella memoria cittadina. In memoria dell’Idroscalo resta un ceppo commemorativo, discreto ma significativo, a ricordare quando da qui decollavano gli idrovolanti diretti verso l’Adriatico. Poco più in là, nel Borgo Medievale, i torinesi – e i turisti di passaggio – guardano con affetto e speranza alla possibile riapertura del Caffè del Borgo e della Sala del San Giorgio, luoghi simbolici di una socialità elegante e senza tempo. 

 

In questo breve tratto si affacciano alcune delle principali società remiere torinesi, veri e propri presìdi storici sul fiume. Sulla sponda del Valentino hanno sede la Società Canottieri Armida, che riprenderemo più avanti con un approfondimento dedicato, e la Canottieri Cerea, collocata tra il Castello del Valentino e il Borgo Medievale. Sull’altra sponda del Po, all’altezza del Castello, si trova invece la Canottieri Eridano, a testimonianza di come entrambe le rive partecipino da sempre alla vita sportiva e sociale del fiume. Proseguendo verso Ponte Vittorio Emanuele I, il sistema remiero torinese continua con la Canottieri Caprera, gli Amici del Fiume e la Canottieri Esperia, completando una sequenza unica per continuità, storia e radicamento urbano.

VIVERE IL FIUME OGGI

 

Scendendo lungo il fiume, uno dei punti di riferimento più amati e vitali è senza dubbio L’Imbarchino, uno spazio su tre livelli, circondato da glicini, piante aromatiche e rampicanti tropicali, che restituisce subito un senso di libertà e informalità. L’Imbarchino è fatto di angoli diversi e spazi nascosti, tavoli bassi e alti, zone all’ombra e al sole, scalette che scendono verso l’acqua. È un luogo che invita a fermarsi, a rallentare, a vivere il fiume senza fretta. Al suo interno trova spazio la Sala Remi, un piccolo fabbricato di circa 45 metri quadrati, un tempo deposito di imbarcazioni. 

 

Di giorno è un luogo silenzioso con 25 postazioni per studiare o lavorare, mentre la sera si trasforma in uno spazio culturale dinamico che ospita concerti, live set, incontri, performance e laboratori. Anche d’inverno, il calendario è fitto di appuntamenti che spaziano dalla musica live alle jam session, dall’elettronica sperimentale ai format radiofonici, fino a incontri culturali e laboratori creativi. Cuore sonoro dell’Imbarchino è il Radio Booth, la cabina da cui nascono le trasmissioni in diretta su RBL – Radio Banda Larga e la musica che accompagna lo spazio durante la giornata e la sera.

 

 

Sul fronte gastronomico, bar e cucina seguono una filosofia chiara: pochi piatti, semplici e ben fatti, con una cucina agile che propone sempre opzioni vegetariane, vegane e gluten free. La materia prima è selezionata privilegiando filiere locali, produzioni non intensive e metodi il più possibile naturali. In menu si trovano, tra le altre cose, taglieri misti, panini con pane lievitato 24 ore, tortine salate stagionali, hummus di zucca, tomini con cipolla caramellata, focaccia, oltre a una proposta beverage ampia e curata tra birre artigianali, vini naturali e cocktail classici e signature, con una fascia di prezzo accessibile e coerente con lo spirito del luogo. Info e programma aggiornato sul sito https://www.imbarchino.space/.

 

Proseguendo verso il Castello del Valentino, in viale Virgilio 53, si incontra Al Pero – Imbarco sul Po, ristorante e cocktail bar che rappresenta una delle interpretazioni più eleganti e accoglienti del vivere il fiume a Torino. Qui si viene a pranzo, a cena o per un aperitivo lento, scegliendo tra il calore del camino d’inverno e la veranda con vista Po nelle stagioni più miti. Novità dell’inverno, ogni domenica dalle ore 17 alle 19, Al Pero propone anche la Merenda Sinoira, con stuzzichi piemontesi dolci e salati da gustare al calduccio, in perfetto equilibrio tra tradizione e convivialità. 

 

La cucina è un viaggio che parte dalle eccellenze piemontesi per aprirsi a suggestioni più audaci. In menu compaiono piatti come battuta di fassona, vitello tonnato, plin, tajarin, spaghetti alla Nerano, merluzzo con burro nocciola, capunet vegetariano, fino a dolci della tradizione come bonet e tarte tatin. La wine list accompagna con attenzione, tra vini selezionati e cocktail ben calibrati, in una fascia di prezzo che rende il locale adatto tanto alla serata speciale quanto alla convivialità informale.

 

 

 

 

Al Pero è anche una location per eventi privati, feste di laurea, compleanni e anniversari, con menu personalizzati e un calendario serale che, sotto il nome “Al Pero by Night”, anima il lungofiume con cene a tema, dj set e party. Info e prenotazioni al 329 6384036 e sul sito https://www.imbarcoalpero.com/ 

 

Sempre in Viale Virgilio, al numero 25, sulle ceneri della storica discoteca Chalet, è nato Maxelâ, un locale che in poco più di un anno si è imposto come indirizzo interessante per cene e aperitivi, con una particolare attenzione per chi ama la carne. All’interno, l’ambiente è accogliente e scenografico, con pareti vetrate e una illuminazione studiata che, soprattutto di sera, rende il locale visibile anche da lontano, come un punto luminoso tra gli alberi. Maxelâ è pensato per vivere il fiume tutto il giorno, con una proposta gastronomica solida e un’atmosfera curata, ideale anche per incontri e momenti conviviali. Info: 331 6769222, www.maxela.it.

SOCIETÀ CANOTTIERI ARMIDA 

TRA STORIA E NUOVI PROGETTI

 

Nello stesso tratto di fiume che un tempo vide scivolare sull’acqua gli idrovolanti della prima aviazione civile italiana, c’è un luogo che da oltre un secolo e mezzo continua a dialogare con il fiume come spazio di movimento, incontro e visione. È la Società Canottieri Armida, fondata nel 1869, una delle realtà sportive e culturali più antiche e prestigiose di Torino, capace di attraversare epoche, mode e trasformazioni urbane restando sorprendentemente viva. Nata dalla fusione tra la “Mek-Mek” e i “Flik-Flok”, l’Armida si distingue fin dall’inizio per uno spirito conviviale e insieme agonistico, fatto di passione sportiva ma anche di socialità, ironia e senso di appartenenza. 

 

Nel 1874 assume definitivamente il nome Armida e pochi anni dopo diventa protagonista di una delle imprese più affascinanti della storia remiera italiana: la crociera a remi Torino–Venezia del 1881, otto giorni di navigazione che trasformano i canottieri in eroi accolti trionfalmente in Laguna. Un’epopea sull’acqua che anticipa, in forma muscolare e poetica, quella stessa idea di collegamento tra città che qualche decennio più tardi passerà anche dal cielo.


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Da allora, l’Armida ha continuato a scrivere pagine importanti: dalla partecipazione alla fondazione della FISA nel 1892 ai 99 titoli di Campione d’Italia, dalle partecipazioni olimpiche ai titoli mondiali, fino alla Stella d’Oro al Merito Sportivo assegnata dal CONI nel 1967 e consegnata dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, lui stesso ex canottiere dell’Armida. Ma sarebbe riduttivo fermarsi ai trofei: ciò che rende questo sodalizio speciale è la capacità di essere, ancora oggi, una comunità viva. 

 

Nel tempo, oltre a organizzare importanti regate, l’Armida ha saputo rinnovarsi aprendo il canottaggio a tutti, con corsi, attività di pararowing, recupero della voga alla veneta, e progetti di team building aziendale che utilizzano la barca come metafora perfetta del lavoro di squadra. Remare insieme significa coordinarsi, fidarsi, condividere lo sforzo e l’obiettivo: valori sportivi che diventano immediatamente valori civili.

IL GUSTO COME MOMENTO D'INCONTRO E IL FIUME COME PALCOSCENICO

 

Negli eleganti spazi affacciati sul Po trova posto anche la sala ristorante, riservata ai soci del circolo remiero e utilizzabile per eventi privati, banchetti e catering. La cucina segue una linea piemontese rivisitata, con aperture intelligenti verso altre tradizioni regionali italiane, in particolare la Puglia, terra d’origine della cuoca Rosalba Gollone

 

Nel menu alla carta, disponibile a cena nel weekend, convivono piatti simbolo come il vitello tonnato, la giardiniera piemontese, i tomini, accanto a preparazioni più trasversali come i tonnarelli con ragù di spada e pesto al pistacchio, i ravioli cacio e pepe con crema di Castelmagno, fino a secondi come la svizzerina di scottona, gli spiedini di scorfano, o la terrina di coq au vin. Durante la settimana, invece, l’offerta si fa più agile, con pranzi veloci pensati per chi vive il circolo quotidianamente, senza rinunciare alla qualità. Info su www.canottieriarmida.it.

 

Da quest’anno la Società Canottieri Armida amplia ulteriormente il proprio orizzonte culturale ospitando un’intensa stagione musicale, pensata come spazio di ascolto, riflessione e dialogo tra musica, storia e contemporaneità. La Stagione Concertistica 2025/2026, sotto la direzione artistica di Elena Tirrito e Stefania Salvai, nasce con un’idea precisa: raccontare, attraverso la musica, le vicende dei popoli, delle identità e delle culture che hanno conosciuto oppressione, diaspora, resistenza e rinascita. 

 

Il progetto si articola in due percorsi principali. Il primo è la Serie Gold, cuore narrativo della stagione, che porta il sottotitolo eloquente “Note senza confini”. Qui la musica diventa memoria collettiva, strumento civile e ponte tra epoche e geografie diverse. Ogni concerto è concepito come un racconto, preceduto da introduzioni e letture che aiutano il pubblico a comprendere il contesto storico e umano delle opere eseguite. L’obiettivo non è solo l’ascolto, ma la consapevolezza: ogni nota è parte di una storia che non deve essere dimenticata.

 

Tra gli appuntamenti più attesi, giovedì 29 gennaio alle ore 21 il concerto “Finché la musica armena vivrà, l’Armenia vivrà”. In programma musiche tradizionali armene, introdotte da Maurizio Redegoso Kharitian, che si esibirà alla viola insieme a Massimiliano Genot al pianoforte, con la partecipazione straordinaria dell’Ensemble femminile del Centro Goitre. Un evento che unisce melodia, identità e resistenza culturale, dando voce a una tradizione che ha saputo sopravvivere alla storia proprio grazie alla musica. 

 

La stagione prosegue giovedì 12 febbraio, sempre alle 21, con “Spirit of Jazz”, appuntamento che apre la rassegna al linguaggio jazzistico. Il concerto, ispirato alla celebre frase di Herbie Hancock“It’s not exclusive, but inclusive, which is the whole spirit of jazz” – propone musiche di Silvia Cucchi, che firma anche l’introduzione, ed è interpretato dal jazz duo Eleonora D’Ettole – Silvia Cucchi, voce e pianoforte

 

Accanto alla Serie Gold, la Stagione Concertistica dell’Armida dedica spazio anche ai Giovani Talenti, offrendo un palcoscenico a musicisti emergenti e creando un dialogo tra generazioni, con il coinvolgimento di scuole, conservatori e associazioni culturali del territorio. A questo proposito, un capitolo particolarmente significativo è quello legato agli eventi a scopo benefico. Nell’ambito del progetto “La Casa di Alberto”, presentato anche alla Camera dei Deputati, la Canottieri Armida ha ospitato un concerto di solidarietà che lo scorso dicembre ha visto esibirsi il Coro dei Piccoli Cantori di Torino, confermando come la musica possa diventare gesto concreto di impegno sociale.

 

I concerti della Serie Gold prevedono un biglietto intero di 15 euro e ridotto soci Armida a 10 euro. La prenotazione è obbligatoria e i biglietti possono essere acquistati in sede. Una quota del ricavato viene devoluta all’impresa sociale La Casa di Alberto. Per informazioni e prenotazioni scrivere a eventiculturali@canottieriarmida.it oppure chiamare i numeri 327 159 6695 – 347 6958552.

 

Le prossime tappe del viaggio sulle “Ali del Po” saranno a Pavia, Venezia e Trieste, sulle tracce lasciate dagli idroscali lungo una rotta che, quasi un secolo fa, provò a unire l’Italia passando dall’acqua e dal cielo. A Pavia il racconto incrocerà il Ticino e le architetture di un idroscalo che ancora resiste; a Venezia la storia tornerà a galleggiare nella laguna, tra fortificazioni e approdi dimenticati; a Trieste si aprirà infine sull’Adriatico, dove il porto e il mare segnavano l’orizzonte ultimo di quella prima avventura del volo civile. Un viaggio a ritroso nel tempo che continua a interrogare il presente, seguendo il corso dei fiumi e delle città che li abitano. 

 

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