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MAURIZIO MASCHIO


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LVNAE, OLTRE LA CANTINA

MUSEO, EMPORIO E OSTERIA NEI COLLI DI LUNI 

 

NEL LEVANTE LIGURE, TRA MARE E COLLINE DELLA PROVINCIA DELLA SPEZIA, LA FAMIGLIA BOSONI COSTRUISCE A CA’ LVNAE UN ECOSISTEMA FATTO DI VIGNETI IN QUOTA, CANTINA SOSTENIBILE, RICERCA SUI VITIGNI AUTOCTONI E CUCINA DI TERRITORIO: UN MOSAICO DI LUOGHI CHE È ANCHE MUSEO, EMPORIO, LIQUORERIA E OSTERIA. IL G-ASTRONAUTA VI PORTA DOVE LA LUNA NASCE DALLA TERRA

 

Il nome sembrerebbe un invito a guardare il cielo — cosa che al G-Astronauta, ça va sans dire, è piaciuta subito un sacco. Eppure, a dispetto dell’etimologia, Lvnae è soprattutto un racconto di terra. Un racconto che parte da molto lontano, da quando qui, dove oggi affondano le radici delle viti, erano ancorati triremi e velieri carichi di anfore. Portus Lvnae, colonia romana affacciata sul Tirreno, era un porto fiorente: da queste banchine i vini dell’entroterra prendevano la via di Roma, celebrati già in età imperiale. Oggi di quel passato restano reperti che affiorano tra case e filari e una memoria collettiva che continua a pulsare nel paesaggio. 

 

Siamo nel comune di Luni, ultimo lembo di Liguria al confine con la Toscana. Alle spalle si alzano le Alpi Apuane con i loro marmi chiari, davanti il mare che mitiga le stagioni e regala brezze costanti. È una geografia gentile e severa insieme, fatta di suoli cangianti, esposizioni diverse e microclimi che cambiano in pochi chilometri. Ed è qui che il Vermentino trova una delle sue terre d’elezione, diventando il Vermentino dei Colli di Luni

 

Al centro di questo progetto c’è la visione della famiglia Bosoni, viticoltori da quattro generazioni. Negli anni Sessanta, quando molti abbandonavano le campagne, Paolo Bosoni scelse la strada opposta: recuperare vigne, studiare i suoli, credere nell’identità di questo territorio. Fu lui, poco più che ventenne, a intuire che il Vermentino vinificato in purezza poteva raccontare molto più di un semplice bianco estivo. Eleganza, struttura, capacità di dialogare con il tempo: una piccola rivoluzione gentile che avrebbe cambiato il destino dei Colli di Luni.
 

UN MOSAICO DI VIGNE CHE SALE VERSO IL CIELO 

Il parco vitato di Lvnae è una costellazione di oltre quaranta parcelle distribuite a macchia di leopardo, dai filari che guardano l’antico anfiteatro fino alle vigne più alte, dove il mare diventa una striscia blu all’orizzonte. Negli ultimi anni si è ampliato in modo significativo. Oggi gli ettari in produzione sono 85, con nuovi impianti nel cuore della DOC e un importante lavoro di recupero di terreni impervi e vecchi terrazzamenti che spingono la viticoltura fino a 500 metri. 

 

Il cuore di questa espansione è la sottozona storica di Sarticola: qui Lvnae ha recuperato quasi 5 ettari tra i 250 e i 300 metri, reimpiantando Vermentino su suoli di grande vocazione. Più in alto, ripulendo dalla boscaglia e dall’incolto una fascia collinare abbandonata da decenni, sono riemersi i muretti a secco originali: un ettaro e mezzo abbondante — quasi due — a quota 500 metri, terrazzamenti che tornano a vivere dopo anni di silenzio. Sono vigne giovani, certo, e avranno bisogno di tempo per esprimersi pienamente, ma il potenziale qualitativo è altissimo. 

 

Accanto a queste nuove acquisizioni, restano le vigne cardine: i 10 ettari attorno a Ca’ Lvnae, cuore operativo e storico dell’azienda, e i filari più antichi impiantati dal nonno Oriente Bosoni. In tutto, il panorama viticolo è frammentato e complesso: ogni parcella è diversa, ogni crinale cambia suolo ed esposizione. È un lavoro sartoriale che impone una conoscenza capillare del territorio, come tasti di un pianoforte che trovano armonia solo se suonati insieme.

CURA DEI VIGNETI, AGRITECH E SOSTENIBILITÀ IN CANTINA

 

Oggi circa 30 ettari sono condotti in biologico e l’intera proprietà è certificata SQNPI per la lotta integrata. Ma al di là delle sigle, ciò che conta è l’approccio: concimazioni naturali, nessun diserbante, vendemmie esclusivamente manuali, biodiversità preservata grazie alla convivenza con boschi e oliveti

 

A questo si affianca una tecnologia non invasiva che lavora in punta di piedi. Centraline meteorologiche in rete tra loro, sensori per il monitoraggio dell’umidità fogliare e delle condizioni microclimatiche permettono interventi sempre più mirati, riducendo trattamenti e sprechi. È agricoltura di precisione applicata a un territorio difficile come la Liguria, fatta non per snaturare il vino, ma per accompagnarlo con maggiore accuratezza verso la qualità. 

 

Il Vermentino resta il protagonista assoluto, ma non è solo. Accanto a lui convivono Albarola e Ciliegiolo, ambasciatori storici del territorio, e vitigni autoctoni rari come Vermentino Nero, Pollera Nera e Massareta, coltivati in piccole quantità. Una tavolozza che attinge all’essenza più profonda dei Colli di Luni. 

 

La gamma dei Vermentino si articola in cinque interpretazioni che leggono il territorio per altitudine e tempo: Labianca nasce nei vigneti più vicini al mare, con profumi solari e richiami salmastri; Etichetta Grigia è il Vermentino storico, figlio delle zone pedecollinari, modernissimo già nel 1977 per la scelta della vinificazione in purezza e dell’acciaio; Etichetta Nera è l’icona di casa, espressione dei filari più alti e sassosi, simbolo di eleganza mediterranea e longevità; Cavagino è il cru, un piccolo balcone vitato che Paolo Bosoni ha trasformato in un Vermentino di grande complessità anche grazie a un sapiente uso del legno; Numero Chiuso, infine, è la sfida al tempo: poche bottiglie solo nelle annate migliori, pensate per dimostrare che il Vermentino può invecchiare con grazia. Sul fronte dei rossi, Niccolò V — nelle versioni annata e Riserva — valorizza Sangiovese, Merlot e Pollera Nera, dimostrando che i Colli di Luni possono essere culla anche di rossi profondi ed eleganti. Gli autoctoni in purezza completano il quadro: Albarola tesa e fragrante, Ciliegiolo delicato e territoriale, Vermentino Nero declinato sia in rosso che in rosato. 

 

Tra le novità più significative c’è Cuvée Lunae Brut Metodo Classico millesimato, progetto nato da un sogno di Paolo Bosoni e diventato oggi un’etichetta stabile della produzione. Vermentino e Albarola sono le uve protagoniste: il primo porta complessità aromatica e identità territoriale, la seconda regala acidità e verticalità. Il vino affina 48 mesi sui lieviti e l’annata attualmente in commercio è la 2020, per una produzione complessiva di circa 5.000 bottiglie. È il frutto di oltre dieci anni di ricerca e sperimentazione, un Metodo Classico contemporaneo che racconta i Colli di Luni in chiave spumantistica. Nel complesso, la produzione aziendale si attesta oggi attorno alle 480 mila bottiglie: una dimensione importante per la Liguria, che resta però ancorata a un’idea artigianale di qualità. 

 

Dal 2023, accanto alla struttura storica, opera una nuova cantina, progettata per integrare tradizione e contemporaneità. Semi-interrata e mimetizzata nel paesaggio, supera i 3.000 metri quadrati e nasce attorno a un’idea chiara: lavorare meglio, consumando meno. Geotermia e fotovoltaico coprono una parte significativa del fabbisogno energetico, il resto proviene esclusivamente da fonti rinnovabili. Vasche in acciaio termocontrollato, bottaie interrate, anfore per nuove sperimentazioni e sistemi di recupero delle acque piovane convivono con un vigneto-giardino che riassume tutte le varietà aziendali. Ma la cantina è anche un luogo di bellezza: volumi che emergono lentamente, vetrate che incorniciano il paesaggio, materiali che dialogano con la natura. Un progetto che riduce le distanze tra spazi di lavoro e ambienti di rappresentanza, perché — come ama ricordare Diego Bosoni — l’estetica è parte integrante della qualità.
 

CA' OSTAIA

IL TERRITORIO NEL PIATTO

 

Poco distante dalla nuova cantina, Ca’ Lvnae resta la casa del progetto: enoteca, sale degustazione, Museo della Cultura Materiale del Vino e produzione dell’Olio EVO D’Oro convivono in un microcosmo di ospitalità. Dal 2024 questo mosaico si è completato con l’Ostaia Ca’ Lvnae, aperta a pranzo dal martedì al sabato. 

 

Qui lo chef Matteo Domenichini rilegge le ricette della tradizione con sensibilità contemporanea, costruendo menu che cambiano ogni mese seguendo stagioni e mercati locali. Verdure ed erbe dell’orto incontrano il pescato, l’olio di famiglia e i sapori antichi della Lunigiana, sempre in dialogo con i vini di casa Bosoni. Perché in Ostaia il vero protagonista resta il vino, e ogni piatto nasce per esaltarne il carattere. 

 

Lvnae oggi è questo: 85 ettari che raccontano altitudini e brezze marine, quasi 30 ettari in biologico, terrazzamenti recuperati fino a 500 metri, una cantina avveniristica che parla il linguaggio della sostenibilità, una cucina che restituisce il territorio nel piatto e una famiglia che continua a coltivare il futuro. 

 

Per informazioni e prenotare visite e degustazioni chiamare lo 0187/69.34.83, scrivere a info@calunae.it oppure visitare il sito www.calunae.it.

 

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