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MAURIZIO MASCHIO


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SULLE ALI DEL PO - SECONDA TAPPA

PAVIA, LUNGO IL TICINO: DALL'EX IDROSCALO A HORTI, TRA MEMORIA E FUTURO

LA SECONDA TAPPA DEL RACCONTO SULLA ROTTA DELLA STORICA LINEA AEREA TORINO-TRIESTE

A PAVIA LUNGO IL TICINO

DALL'EX IDROSCALO A HORTI, DOVE L'ACQUA PARLA DI FUTURO

 

Nella rotta della prima linea aerea civile italiana Torino–Trieste, inaugurata nel 1926, Pavia rappresentava una tappa intermedia strategica. Qui, lungo il Ticino, l’idroscalo cittadino serviva alla SISA (Società Italiana Servizi Aerei) come punto di appoggio operativo, con funzioni di rifornimento e con un ruolo centrale nello smistamento di posta e merci, inserendosi in una rete che sfruttava il fiume come naturale corridoio di collegamento tra le città del Nord Italia. Una scelta tutt’altro che casuale, se si considera la lunga consuetudine pavese con le rotte fluviali e con la funzione di nodo di scambio. 

 

Oggi l’edificio dell’ex Idroscalo è ancora riconoscibile dall’esterno nel tratto fluviale di Lungoticino Sforza, in prossimità della confluenza con il Naviglio. È una presenza discreta, quasi silenziosa, che riemerge periodicamente nel dibattito pubblico e nei progetti di recupero. Ma il senso di questo secondo capitolo del viaggio sulle “Ali del Po” non è fermarsi allo stato attuale dell’edificio, quanto piuttosto osservare come sono cambiati i luoghi che un tempo ospitavano gli idroscali della prima linea aerea italiana per il trasporto civile, e come il fiume continui, ancora oggi, a produrre vita urbana, percorsi, relazioni e nuove destinazioni

 

A Pavia, più che altrove, questo dialogo tra passato e presente è affidato al Ticino. Non solo come elemento naturale, ma come asse storico e narrativo che attraversa la città, ne scandisce i ritmi e ne custodisce la memoria più profonda. Il fiume non divide: unisce. Ed è proprio lungo le sue rive che si sviluppa uno dei luoghi più identitari della città.

DAL PONTE COPERTO A BORGO TICINO, UN FIUME DA ATTRAVERSARE E DA VIVERE

Il punto di partenza naturale di un itinerario lungo il fiume è il Ponte Coperto, simbolo assoluto di Pavia, ricostruito e inaugurato nel 1951 dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Attraversarlo significa compiere un gesto che, nei secoli, ha segnato il passaggio tra la città monumentale e quella popolare, tra il centro storico e Borgo Ticino, uno dei quartieri più antichi e caratteristici di Pavia. 

 

Borgo Ticino nasce e si sviluppa storicamente come borgo fluviale, abitato da pescatori, barcaioli, artigiani e commercianti legati alla vita del fiume. Ancora oggi conserva una fisionomia riconoscibile, fatta di case basse e colorate, cortili, vicoli e di un rapporto diretto e quotidiano con l’acqua. È il volto più autentico e meno monumentalizzato della città, quello in cui il Ticino non è uno sfondo, ma una presenza concreta, vissuta.

Dal Ponte Coperto si scende verso la riva e si imbocca il Lungoticino Sforza, una passeggiata che accompagna il corso del fiume con andamento dolce e continuo. Qui Pavia rallenta: il paesaggio si apre, il verde prende spazio, e la città sembra respirare seguendo il ritmo dell’acqua. È un percorso che invita alla camminata lenta, alla sosta, all’osservazione, e che da sempre rappresenta uno dei tratti più amati dai pavesi. Lungo la riva si incontra l’Imbarcadero, luogo di attracco e di pausa, che restituisce con immediatezza la vocazione fluviale di questo tratto di città. 

 

Poco oltre, proseguendo lungo il fiume, si arriva all’area dell’ex Idroscalo, un frammento di Novecento incastonato nel paesaggio del Ticino. Anche se oggi non più operativo, l’edificio continua a funzionare come punto di riferimento visivo e simbolico, ricordando che qui, dove oggi si passeggia, un tempo si atterrava sull’acqua. È proprio in questa continuità — tra borgo, fiume, cammino e memoria — che Pavia rivela la sua natura più profonda: una città di passaggio e di scambio, da sempre abituata a guardare al fiume come infrastruttura naturale, prima per i commerci, poi per l’aviazione, oggi per una nuova idea di spazio urbano e culturale. Ed è in questo contesto che prende forma uno dei progetti più interessanti della Pavia contemporanea, affacciato direttamente sull’antica darsena del Ticino.

HORTI: L’ANTICA DARSENA CHE RINASCE TRA ARTE, BIODIVERSITÀ E IMPEGNO SOCIALE

Proprio di fronte all’ex Idroscalo, sull’area che in passato corrispondeva all’antica darsena e porto fluviale del Ticino, oggi si apre Horti, un grande parco di 35.000 metri quadrati restituito alla città grazie a un progetto di riqualificazione promosso dall’Almo Collegio Borromeo. Uno spazio verde aperto e fruibile gratuitamente, che non si limita a offrire una pausa naturale lungo il fiume, ma propone un modello articolato in cui natura, arte, cultura e impegno sociale convivono e si rafforzano a vicenda.Il progetto nasce durante il periodo della pandemia su iniziativa del rettore Alberto Lolli, che decide di trasformare le antiche ortaglie del Collegio Borromeo, fino ad allora area verde chiusa e inutilizzata, in un parco aperto alla cittadinanza. L’obiettivo non è solo paesaggistico, ma profondamente culturale: creare un luogo capace di intrecciare biodiversità, produzione artistica e responsabilità etica, restituendo centralità a un’area storicamente legata all’acqua e ai commerci fluviali. 

 

Dal punto di vista naturalistico, Horti è stato ripopolato con centinaia di specie vegetali e con una fauna sorprendentemente ricca per un contesto urbano: nel parco convivono uccelli stanziali e migratori, piccoli mammiferi e specie che testimoniano la qualità dell’ambiente. Il progetto botanico non ha una funzione puramente decorativa, ma contribuisce a ricostruire un ecosistema vivo, in dialogo costante con il corso del Ticino.

Accanto alla dimensione naturale, Horti ospita un articolato programma di opere e installazioni artistiche, alcune permanenti e altre temporanee, che trovano spazio nel verde e negli ambienti dedicati all’esposizione. Le attività rientrano anche nel programma di Horti Extra Art, che rafforza il legame tra arte contemporanea, paesaggio e fruizione pubblica, trasformando il parco in un luogo dinamico, in continua evoluzione. Dentro Horti, però, la storia non resta sullo sfondo. All’interno del parco è infatti in corso uno scavo archeologico destinato a diventare stabilmente visitabile: una chiesa medievale del 1174 dedicata a San Marco, emersa integralmente grazie al fatto che l’area non è mai stata edificata in epoche successive. La dedicazione a San Marco richiama direttamente il legame fluviale e commerciale tra Pavia e Venezia, quando il Ticino era una via di traffici e relazioni lungo l’asse padano-adriatico. 

 

Dove oggi si trovano i tavolini dello spazio esterno, un tempo sorgeva l’antica darsena: al suo posto è stato realizzato un laghetto artificiale, che restituisce simbolicamente la memoria dell’acqua e dell’approdo. Al termine dei lavori, il sito archeologico sarà ulteriormente valorizzato con una nuova installazione d’arte, rafforzando quel dialogo continuo tra passato e contemporaneità che rappresenta uno dei tratti più distintivi del progetto Horti.

HORTI BISTROT: STAGIONALITÀ, KM ZERO E UN’IDEA CONCRETA DI SOSTENIBILITÀ

All’interno del parco, Horti Bistrot (riaperto e reinaugurato a maggio dello scorso anno) è parte integrante del progetto Horti e ne rappresenta una delle declinazioni più concrete. Un servizio pensato a giornata intera, dalle colazioni alle cene, passando per pranzi, merende e aperitivi, che accompagna i diversi momenti della vita del parco con una proposta gastronomica coerente e riconoscibile. Il menu cambia tre o quattro volte l’anno, seguendo l’andamento delle stagioni, e si fonda su una scelta chiara: prodotti quasi esclusivamente locali, attenzione alle tradizioni del territorio e una cucina in cui il riso gioca un ruolo centrale, com’è naturale in questo tratto di Lombardia. 

 

Anche l’organizzazione del lavoro rispecchia la vocazione etica del progetto: parco e bistrot offrono opportunità di impiego e formazione, diventando strumenti attivi di inclusione. Qui la sostenibilità non è uno slogan, ma una pratica quotidiana. Una scelta simbolica e concreta riguarda l’acqua, che è gratuita: niente bottigliette, ma distributori per borracce, perché l’acqua è considerata un bene comune, accessibile non solo ai clienti del bistrot ma anche a chi attraversa il parco durante una passeggiata lungo il Ticino. La carta dei vini privilegia etichette bio e naturali del territorio, affiancate da alcune proposte a rotazione di altre regioni, pensate in funzione degli abbinamenti, mentre per gli aperitivi non manca un'ampia scelta di drink. Anche l’ambiente contribuisce all’esperienza: le sale, concepite come una piccola “serra”, portano il verde del parco all’interno, rafforzando la continuità tra spazio naturale e spazio conviviale.

Nel menu autunno-inverno, la proposta più “smart” si concentra su panini e piadine: il Classico con prosciutto cotto, edamer, insalata e pomodoro; il Del Campo con zucca, pancetta stufata e taleggio; il Della Vigna con salame di Varzi, gorgonzola dolce e miele degli Horti; il Del Bosco con crudo affumicato, funghi trifolati e salsa tartufata. Tra gli assaggi spiccano i Munighili, polpette della tradizione pavese, il tris di riso al salto e i taglieri. Accanto alle formule più snelle, la carta propone piatti più strutturati: il risotto alla milanese con ossobuco, i ravioli di brasato, la tagliata di scottona con patate al forno, l’orata con patate al forno e la crespella di verdure. I dolci chiudono il pasto con semplicità e misura: tiramisù classico o al pistacchio e tortino al cioccolato. L’attenzione alla preparazione e alla presentazione dei piatti è dichiaratamente un tratto distintivo, pensato per superare l’idea di bistrot come proposta “minore”. 

 

Il bistrot dispone di tre sale interne, con una capienza di circa 50–60 coperti ciascuna, e, con la bella stagione, di un ampio spazio all’aperto che può accogliere circa 200 persone. Qui la copertura non è affidata a ombrelloni o strutture artificiali: nel 2024 sono stati piantati 125 nuovi alberi, con l’idea di creare nel tempo una “tettoia” naturale, coerente con l’impostazione del parco e con un rapporto non invasivo con il paesaggio.

 

Il team lavora con persone con fragilità, in particolare giovani con disabilità e detenuti a fine pena in articolo 21, con l’obiettivo di insegnare un mestiere e accompagnare un reinserimento lavorativo reale, anche oltre l’esperienza in Horti. Gli spazi non sono pensati solo per la ristorazione. Il bistrot e il parco ospitano infatti letture di poesie, esposizioni di opere d’arte e concerti, mentre con la bella stagione l’area esterna amplia ulteriormente le possibilità di eventi immersi nel verde. Non manca una forte dimensione comunitaria: il pranzo di comunità, con menu fisso e prezzo calmierato, è pensato per grandi tavolate e per ritrovare la socialità del pranzo della domenica. Dopo la prima edizione di inizio febbraio, il progetto è previsto nuovamente a fine marzo. Il calendario include inoltre presentazioni artistiche e letterarie e appuntamenti musicali distribuiti nel corso della stagione. 

 

Horti è accessibile anche alle persone con disabilità e l’accesso al parco è libero e gratuito. Il parco è aperto dal mercoledì alla domenica dalle 10 al tramonto, il martedì dalle 16 al tramonto. Horti Bistrot è aperto dal mercoledì alla domenica dalle 10 alle 23, il martedì dalle 16 alle 23. Ingressi da viale Lungo Ticino Sforza 46 e via Cardinale Tosi 5. Maggiori informazioni sul sito https://www.horti.it/.  

 

Qui, lungo il Ticino, dove il fiume continua a ricordare le rotte dei mercanti e l’area dell’ex idroscalo quelle degli idrovolanti, il racconto della rotta Torino–Trieste trova una naturale continuità. Pavia guarda già verso valle, seguendo l’acqua: la prossima tappa del viaggio sarà Venezia, altra città d’acqua e di approdi, dove la storia dell’aviazione e quella dei commerci fluviali tornano a intrecciarsi.

 

 

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