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PROGETTI - FONDERIE OZANAM

FONDERIE OZANAM, IL LABORATORIO URBANO DOVE LA RISTORAZIONE INCONTRA L'INCLUSIONE SOCIALE

FONDERIE OZANAM

IL LABORATORIO URBANO DOVE LA RISTORAZIONE  INCONTRA L'INCLUSIONE  

 

IN VIA FOLIGNO 14 A TORINO, LE FONDERIE OZANAM UNISCONO CUCINA, INCLUSIONE SOCIALE, SOSTENIBILITÀ ED EVENTI CULTURALI NEL COMMUNITY HUB BEEOZANAM. SABATO 30 MAGGIO OSPITANO LA CENA SPAZIALE™ CON UN MENU DEDICATO, GRANDI OSPITI, MUSICA E OSSERVAZIONI AI TELESCOPI SUL TETTO, DOVE SI TROVA ANCHE UN ORTO URBANO 

 

C’è un luogo, a Torino, dove la parola “trasformazione” non è una metafora. È un processo quotidiano. Un luogo dove la materia non è solo quella che entra in cucina o nei laboratori: sono le persone, le storie, le possibilità. E dove, come in una vera fonderia, nulla resta com’era all’inizio. 

 

Siamo in via Foligno 14, nel quartiere Borgo Vittoria, in un complesso post-industriale che porta dentro di sé quasi un secolo di trasformazioni. Qui, tra il 1938 e il 1941, sorgeva l’Opificio Simbi, progettato dall’architetto bulgaro Nicolaj Diulgheroff, uno degli esempi più singolari di architettura futurista in città. Dopo la dismissione negli anni ’70, questi spazi diventano Casa Federico Ozanam, luogo di accoglienza per lavoratori e famiglie migranti, legato alla figura di Federico Ozanam, fondatore della Società di San Vincenzo De Paoli. È qui che nasce ciò che oggi conosciamo come Fonderie Ozanam: non una semplice riconversione, ma un processo di rigenerazione progressiva che, a partire dalla fine degli anni ’80, vede l’ingresso di realtà del terzo settore e la trasformazione di uno stabilimento in parte abbandonato in un sistema attivo, aperto e produttivo. 

 

Le Fonderie Ozanam oggi sono molto più di un luogo di aggregazione. Sono un sistema vivo. Un laboratorio urbano nella periferia nord della città in cui lavoro, formazione, ristorazione e inclusione sociale si intrecciano ogni giorno, generando qualcosa che va oltre la somma delle sue parti.

FONDERIE OZANAM, IL LABORATORIO URBANO DOVE LA RISTORAZIONE INCONTRA L'INCLUSIONE SOCIALE

 

Per capire davvero cosa succede qui bisogna partire dal lontano 1988, quando nasce la cooperativa sociale Meeting Service Catering. Un progetto che prende forma per rispondere a un’urgenza precisa: offrire una prospettiva a ragazzi giovanissimi, spesso fuori dai percorsi scolastici, provenienti da quartieri difficili. I primi passi sono i laboratori di cucina e pasticceria in un piccolo spazio di via Santa Chiara, nel cuore della città. Lì i ragazzi imparano facendo, toccando, sbagliando, riprovando. E soprattutto iniziano a capire cosa significa davvero lavorare. È già in questa fase che emerge una delle intuizioni più forti del progetto: la formazione funziona solo se è immersa nella realtà. Col tempo, ai laboratori si affiancano le prime attività di catering, portando i ragazzi dentro contesti di lavoro veri. È il primo passaggio da simulazione a esperienza. 

 

Il salto arriva nel 2006, quando la cooperativa entra negli spazi di via Foligno, ex magazzini dell’ASL concessi dalla Circoscrizione 5. Qui nasce il ristorante. Ma soprattutto prende forma una visione più ampia. Il nome Fonderie Ozanam ne riflette perfettamente l’identità: come in una vera fonderia, dove il metallo grezzo viene trasformato, anche qui ogni giorno si compie un processo in cui giovani svantaggiati, disabili e minori stranieri non accompagnati vengono guidati in un percorso che li aiuta a sviluppare le proprie potenzialità e a trovare la forma giusta per esprimerle. 

 

Prima fabbrica, poi luogo di accoglienza. Oggi tutto questo ritorna, rielaborato in chiave contemporanea: lavoro, ospitalità e formazione convivono nello stesso spazio, dando continuità a una storia che non si è mai davvero interrotta, ma si è trasformata nel tempo.

IL RISTORANTE DELLE FONDERIE E IL BISTROT QUI DA NOI

 

Dentro le Fonderie Ozanam il cuore operativo è il ristorante. Qui la ristorazione è il mezzo, non il fine, eppure la qualità è imprescindibile. Fin dall’inizio la scelta è chiara: le persone devono venire a mangiare perché si mangia bene, non per solidarietà. 

 

Per questo lo spazio è stato progettato con tre diverse cucine: una dedicata al ristorante, una alla pizzeria e pasticceria, una alla formazione. Un sistema integrato in cui chi impara non è isolato, ma immerso nel flusso reale del lavoro. I ragazzi vedono, ascoltano, assorbono tempi e dinamiche. È una scuola senza pareti. La proposta gastronomica riflette questo mix. Da un lato una solida base territoriale, dall’altro l’apertura alla “contaminazione” con altre culture e tradizioni gastronomiche. L’incontro con ragazzi provenienti da altri Paesi dà vita a una cucina che si lascia attraversare da nuovi profumi e sapori, nuovi gesti, nuove memorie. Un’influenza reciproca e naturale. 

 

A pranzo, dal lunedì al venerdì, il ristorante diventa un punto di riferimento per il quartiere: menu che cambia ogni giorno, costruito su prodotti freschi, accessibile nei prezzi e vario nella proposta. La sera, tra giovedì e sabato, entrano in scena la pizzeria con impasti a lunga lievitazione e una proposta più articolata, capace di unire territorio e ricerca.

 

Proprio questo equilibrio tra qualità, inclusione e visione ha portato il G-Astronauta a scegliere il ristorante delle Fonderie Ozanam come location della Cena Spaziale 2026, dedicata al rapporto tra sostenibilità terrestre e esplorazione, in programma sabato 30 maggio a partire dalle ore 18,45: prima un aperitivo musicale con calice di benvenuto nel cortile, poi una serata speciale con menu dedicato nel ristorante da 90 coperti, grandi vini, ospiti del mondo spaziale e after-dinner con osservazioni al telescopio e djset sul tetto (tutte le informazioni sulla Cena Spaziale 2026 nell'articolo QUI).

 

Accanto alla cucina, nel periodo del Covid è stato lanciato un progetto che racconta perfettamente lo spirito delle Fonderie: quello dei “vasetti” autoprodotti. Confetture, conserve, antipasti, bagna cauda, zabaione, biscotti e altre specialità. Prodotti che nascono da frutta e verdura rimasta invenduta, recuperata dai mercati torinesi e trasformata nei laboratori nel giro di uno o due giorni. 

 

È qui che la sostenibilità smette di essere slogan e diventa processo: recupero, trasformazione, redistribuzione. Una parte viene venduta, una parte donata alle famiglie bisognose, una parte rientra in un ciclo che punta sempre più verso un’economia circolare completa, con l’idea futura di recuperare anche i contenitori per poi riutilizzarli.


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Un modello che non resta confinato in via Foligno. Circa sette anni fa, infatti, è nato il bistrot e caffetteria Qui da Noi, con sede in corso Francia 325 (angolo corso Marche), gestito in collaborazione con Confcooperative Piemonte. Un altro contesto, un altro pubblico, ma lo stesso DNA. Qui i ragazzi provenienti dai percorsi formativi possono mettersi alla prova in un ambiente lavorativo reale, a contatto diretto con il pubblico. Il locale si presenta come uno spazio moderno e accogliente, pensato non solo per mangiare, ma per fermarsi, lavorare, incontrarsi. Ampie vetrate, un dehors immerso nel verde, librerie a disposizione e angoli più raccolti con poltrone e divani creano un’atmosfera informale, ma curata, in cui il tempo scorre con un ritmo diverso.

 

La proposta gastronomica accompagna questa dimensione: dal dolce al salato, torte, biscotti, pasticceria secca e preparazioni quotidiane, tutto rigorosamente prodotto all’interno della cooperativa. 

 

A completare il progetto, la possibilità di prenotare gli spazi e richiedere servizi di catering per eventi privati, dalle feste di laurea ai compleanni, fino a cene dedicate. Anche qui, però, il valore non sta solo nel servizio, ma nel percorso che lo rende possibile. Informazioni sul sito https://www.fonderieozanam.it/ prenotazioni 011 521 2567 oppure scrivendo a info@fonderieozanam.it.

L’ECOSISTEMA BEEOZANAM, DAGLI EVENTI CULTURALI ALL’ORTO URBANO SUL TETTO

 

Le Fonderie non sono solo cucina, ma fanno parte di un ecosistema più ampio, quello di Beeozanam, uno spazio aperto al quartiere e alla città dove si intrecciano eventi, incontri e attività culturali. Un vero community hub, nato da un percorso strutturato di rigenerazione urbana che oggi si traduce in un luogo condiviso, in continua evoluzione. 

 

Beeozanam prende forma grazie al progetto europeo Co-City e alla firma, nel giugno 2020, di un patto di collaborazione tra la Città di Torino e una rete di realtà del terzo settore attive negli ambiti della sostenibilità, della cultura, della formazione e dell’inclusione sociale. 

 

Le realtà coinvolte — tra cui Meeting Service, Orti Alti, Minollo, European Research Institute e Pigmenti — operano come ETS - Enti del Terzo Settore, organizzazioni senza scopo di lucro impegnate in attività di interesse generale con finalità civiche e sociali. Insieme costruiscono un sistema in cui produzione, servizi e partecipazione convivono, dando vita a uno spazio plurale in cui si generano idee, relazioni e opportunità. 

 

Il progetto Beeozanam quest’anno prende forma anche nel fitto programma de La cultura dietro l’angolo, la rassegna che fino a dicembre porta nelle 10 circoscrizioni torinesi oltre 390 attività culturali gratuite e accessibili. Il calendario attraversa linguaggi diversi — arte, scienza, storia, musica, teatro, danza e letteratura — con laboratori, incontri, concerti e percorsi partecipativi curati da realtà come Museo Egizio, GAM, Teatro Piemonte Europa, Unione Musicale, Museo A come Ambiente e Polo del ’900. Info e programma eventi su https://www.beeozanam.com/. 

 

 

 

A questo si affianca, proprio dal 2026, un nuovo tassello che rafforza la vocazione culturale del luogo: il Turin Space Point, punto di aggregazione e divulgazione storico-scientifica dedicato ai temi dell’aerospazio. Nel contesto della Future Week 2026, il TSP sarà protagonista di una serie di appuntamenti in programma a Beeozanam da lunedì 25 a sabato 30 maggio, con incontri tematici, mostre di modellismo e memorabilia dedicati alla storia e all’evoluzione dell’esplorazione spaziale dagli albori ai giorni nostri (qui tutte le informazioni sulla settimana di eventi e come iscriversi). 

 

Salendo sul tetto del complesso di via Foligno 14 si apre un altro capitolo: l’orto urbano, nato insieme al progetto Orti Alti, premiato già ai tempi dell’Expo di Milano. Quest’oasi di verde pensile fornisce erbe aromatiche e verdure utilizzate in cucina, ma è anche uno spazio educativo, frequentato da scuole, bambini, studenti. Un luogo dove si riscopre il ciclo della terra. Accanto all’orto, nell’altra manica del tetto, si trova l’apiario, dove quattro arnie producono miele urbano. Proprio all’operosità delle api è ispirato il nome Beeozanam. 

 

Insomma, alle Fonderie Ozanam tutto è collegato e tutto ha la sua funzione, anche gli scarti: quelli non utilizzabili diventano compost per l’orto, chiudendo un ciclo che riduce al minimo lo spreco. Oggi circa il 50% del lavoro della cucina si basa su prodotti recuperati, il resto arriva da filiere controllate, spesso legate a cooperative del territorio, soprattutto piemontesi. Ma il dato più importante non è quello alimentare. È quello umano. In quasi quarant’anni sono passati da qui circa mille ragazzi. Negli ultimi anni, tra il 65% e il 70% di chi intraprende il percorso arriva a un inserimento lavorativo. 

 

Numeri che raccontano un impatto concreto, come sottolinea il presidente della cooperativa sociale Meeting Service Catering, Loris Passarella: “Quale sia il risultato più grande raggiunto in questi anni, che è anche la soddisfazione più grande, lo capisco nel momento in cui un ex allievo, oggi lavoratore, mi accoglie con un sorriso nel ristorante in cui lavora. Nel passaggio da una condizione di fragilità sociale a una di autonomia, in cui i giovani vengono valorizzati per quello che sono. Questo grazie a un sistema che non solo restituisce dignità alle persone, ma riduce anche il peso sulle politiche sociali, generando prospettive per il futuro e valore per l’intera collettività”. 

 

Un futuro che, tuttavia, non è privo di ostacoli. Le difficoltà economiche esistono, come nel caso dell’ostello oggi chiuso dopo un’alluvione e da riqualificare. Anche qui la risposta è progettuale: trasformarlo in studentato, riportare energia giovane, creare nuove connessioni. Accanto a questo, la volontà di sviluppare sempre di più la ristorazione sociale, far crescere il progetto dei vasetti, aprirsi a nuove opportunità senza cambiare il modello. Perché la sfida non è espandersi. È farlo restando fedeli a ciò che funziona. Le Fonderie Ozanam, in fondo, sono questo: un luogo dove il futuro non viene raccontato, ma costruito. E dove si capisce una cosa tanto semplice quanto potente: il cambiamento non è qualcosa che deve ancora arrivare. È già qui. 

 

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